La fine della tempesta perfetta – Il Sole 24 ORE

di Kenneth Rogoff

Per quanto potranno durare gli attuali tassi di interesse delle valute più importanti scesi a livelli record? I tassi di interesse decennali di Usa, Gran Bretagna e Germania si aggirano intorno alla soglia una volta impensabile dell’1,5%; in Giappone, è al di sotto dello 0,8%. Gli investitori accettano questi tassi bassi, anche se sembra che non siano in grado di compensare la prevista inflazione. Il tasso sui titoli del Tesoro americani, fino a 15 anni, indicizzati all’inflazione (Tips) è ora negativo.

Questa situazione è stabile? Di certo, a breve termine; anzi, i tassi potrebbero ancora diminuire. Ma non sul lungo periodo.

Alla base di questi rendimenti ci sono tre fattori. C’è “l’eccesso di risparmi globali”, idea del 2005 del presidente della Fed, Ben Bernanke. Per varie ragioni, i risparmiatori sono in aumento in molte aree del mondo. In Germania e Giappone, gli anziani hanno bisogno di risparmiare per il pensionamento. In Cina, il governo detiene obbligazioni sicure come copertura contro una futura crisi bancaria e come effetto secondario degli sforzi volti a stabilizzare il tasso di cambio.

Motivazioni simili dettano l’accumulo di valuta in altri mercati emergenti. Infine, i Paesi esportatori di petrolio come Arabia Saudita ed Emirati Arabi cercano di accumulare ricchezza nel periodo di boom.

In secondo luogo, per combattere la crisi, molte banche centrali hanno portato vicino allo zero i tassi di interesse ufficiali a breve termine, senza una via d’uscita in vista. In tempi normali, qualsiasi tentativo da parte di una banca centrale di portare i tassi a breve a livelli troppo bassi, per troppo tempo, sarebbe stato un boomerang. Che non si è verificato perché le banche centrali sono state attente a ripetere il mantra di una bassa inflazione di lungo periodo. Ciò è bastato per convincere i mercati che qualsiasi incentivo sarà ritirato prima che si riuniscano forze inflazionistiche significative.

Da poco, è apparso un terzo fattore. Gli investitori sono sempre più diffidenti nei confronti di una crisi finanziaria mondiale, con molta probabilità proveniente dall’Europa, ma dato il baratro fiscale degli Usa, l’instabilità politica in Medioriente e il rallentamento dell’economia cinese, sono tutti in gioco. I timori per la crisi, sebbene remoti, fanno aumentare in modo diretto il premio che i risparmiatori sono disposti a pagare per i titoli che considerano più affidabili, così come il premio per investimenti in oro è in rialzo. Queste paure frenano gli investimenti delle imprese, rimasti in sordina, nonostante i tassi estremamente bassi.

È la combinazione di tutti e tre i fattori che ha creato la “tempesta perfetta” per tassi di interesse super bassi? Quanto può durare? Anche se imprevedibile, è facile immaginare come il processo si possa invertire.

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