ROMA – Lotta all’evasione fiscale che pone l’Italia in una sorta di «stato di guerra» su due fronti, quello interno e quello estero. Una stretta ai «gravi abusi» in materia di intercettazioni di cui è testimonianza il conflitto di attribuzioni tra Quirinale e Procura di Palermo. L’annuncio di «numerose novità legislative» in tema di giustizia. Questi i principali argomenti dell’intervista che Mario Monti concede alla vigilia della ripresa politica al settimanale Tempi, accompagnandola con l’assicurazione – naturalmente gradita al periodico di Comunione e liberazione – che il governo non farà mancare «il necessario sostegno economico» alla scuola non statale.
L’evasione fiscale, oltre che al bilancio dello Stato – esordisce il premier, che domani aprirà a Rimini i lavori del meeting di Cl – «produce un grosso danno nella percezione del Paese all’estero. Io penso – afferma Monti – che l’Italia si trova in uno stato di difficoltà soprattutto a causa di questo fenomeno e che, da questo punto di vista, è in uno stato di guerra».
«La notorietà pubblica del nostro alto tasso di evasione – prosegue il Professore – contribuisce molto a indisporre verso l’Italia quei Paesi dai quali di tanto in tanto potremmo aver bisogno di assistenza finanziaria». In altre parole questi Paesi nordeuropei vedrebbero che «ci sono tanti italiani ricchi o medi che sistematicamente non pagano le tasse», di qui il danno d’immagine per il nostro Paese. E, quanto ai recenti episodi che hanno accompagnato i blitz della Guardia di Finanza in località ad alta disaffezione contributiva, Monti osserva: «Una seria lotta all’evasione può comportare la necessità di momenti di visibilità che possono essere antipatici, ma che hanno un forte effetto preventivo nei confronti degli altri cittadini».
Nell’intervista che sembra essere la traccia di una road map del governo per i mesi a venire, un posto rilevante è riservato alla Giustizia. Il premier preannuncia «numerose novità» per annosi problemi del settore, dalla eccessiva durata dei processi all’emergenza carceraria, per la quale, però Monti sembra escludere il ricorso all’amnistia che non avrebbe in Parlamento i necessari due terzi dei voti. Il punto sul quale, invece «è compito del governo prendere iniziative» appare essere quello delle intercettazioni: il presidente del Consiglio definisce «grave» il caso delle telefonate del capo dello Stato Napolitano intercettate dai magistrati di Palermo nell’ambito dell’indagine sulla presunta trattativa Stato-mafia.
«E’ peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi», chiosa il premier preannunciando interventi dell’esecutivo in materia. Altri aspetti del pianeta giustizia su cui si appunta l’attenzione del governo sarebbero, secondo Monti, «l’istituzione di un tribunale per le imprese, un filtro in appello per le cause civili, la riforma del risarcimento danni da eccessiva durata dei processi».
Sul delicato tema del finanziamento della scuola non statale, Monti ha parole non equivocabili: «Posso assicurare – dice il Professore, che ricorda di aver studiato in una scuola cattolica – che il governo non farà mancare al settore, cui riconosce un’essenziale funzione complementare rispetto a quella esercitata dalle scuole pubbliche, il necessario sostegno economico». Intervento, questo, che si realizzerà «con la legge di stabilità del prossimo autunno, compatibilmente con i limiti tracciati dalle recenti misure di revisione della spesa pubblica».
Al premier non viene negata la domanda di prammatica sul proprio futuro politico e sulla possibilità di proseguire nel suo mandato anche dopo il voto del 2013: «Mi rifiuto di pensare – è la sua risposta – che un grande Paese democratico come l’Italia non sia in grado, attraverso libere elezioni, di scegliere una maggioranza di governo efficace e, indirettamente, un leader adeguato a guidarla».
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