Il pareggio di bilancio esclude ogni intervento Almeno fino al 2014 – LASTAMPA.it

Gli obiettivi da raggiungere promessi all’Unione Europea rendono ardui gli spazi di manovra. Solo la revisione della spesa pubblica può dare respiro

ROSARIA TALARICO

ROMA

A ridosso di Ferragosto, parlare di riduzione di tasse in Italia sembra per gli economisti – e per chi guarda oggettivamente alla realtà della situazione dei conti pubblici del Belpaese – quasi l’effetto di un colpo di calore. In un periodo come quello che sta attraversando l’Italia (ma anche l’Europa, allargando un poco lo sguardo) è difficile infatti ipotizzare una misura di questo tipo. I motivi sono diversi, a cominciare dalla crisi globale (reale, o indotta dalle agenzie di rating che si fanno interpreti dei mercati) che sta paralizzando da mesi l’intera Unione Europea. Ma quello certamente più importante è la quantità e la qualità degli impegni che più o meno liberamente il nostro paese ha assunto sottoscrivendo la famosa lettera alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea. Impegni che prescrivono, tanto per gradire, la necessità di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013.

Obiettivo davvero arduo, questo. Pochi giorni or sono il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha chiarito che nonostante le molte e durissime manovre di finanza pubblica varate in questi pochi mesi, il deficit del 2012 sarà superiore a quanto pianificato. Il «rosso» doveva fermarsi all’1,7% quest’anno, allo 0,5% nel 2013, allo 0,1% nel 2014. La crescita economica più bassa del previsto impedirà di centrare questi obiettivi, ma almeno da questo punto di vista secondo Grilli pericoli non dovrebbero essercene: siamo tutto sommato sulla strada giusta, considerando l’effetto del ciclo. Resta il problema del volume di debito pubblico, che continua ad essere elevatissimo, soprattutto tenendo conto della necessità di finanziarlo in una fase di grande tensione sui mercati: siamo al 123,3% in rapporto al Pil nel primo trimestre del 2012. E per convincere i risparmiatori che temono il rischio Italia ad acquistare i titoli pubblici dobbiamo pagare un tasso d’interesse più elevato di quanto sarebbe «giusto»: è quanto indica l’ormai arcifamoso spread, che ieri si è attestato a quota 425 nei confronti dei Bund tedeschi. Non sono molte le alternative per creare spazi per ridurre il peso del fisco sugli italiani.

Si può, e si deve, continuare a ridurre la spesa pubblica: ma a parte le resistenze sempre più forti di una società che è alle prese ormai da molti mesi con continue manovre più o meno efficaci di riduzione della spesa, bisogna fare i conti anche con gli effetti di questi tagli. Effetti certamente recessivi, concordano gli economisti: tanto è vero che secondo Confindustria l’economia italiana si contrarrà quest’anno del 2.4 per cento. In più bisogna considerare che diverse delle misure di taglio varate negli ultimi tempi potrebbero non dare i risultati attesi. E che sempre la recessione provoca una riduzione (o una non crescita secondo le previsioni) delle entrate tributarie. Proprio dei giorni scorsi è la notizia che nonostante un buon risultato sul fronte dell’Imu il gettito dell’Ire evidenzia una caduta dello 0,5%, quello Ires scende dell’1,6%, e l’Iva segna una flessione dell’1,4%. «La strategia del governo, peraltro molto apprezzata in Europa, è di presentarsi con un deficit zero all’appuntamento del 2013 – spiega l’economista Luigi Paganetto, presidente della «Fondazione Economia» all’Università Tor Vergata di Roma – ed è un obiettivo che non può essere modificato perché su di esso sono state fondate tutte le ultime scelte economiche».

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