di Marco Onado
L’iniziativa delle procure americane contro sette fra le principali banche mondiali segna una svolta importante nell’indagine sulla manipolazione del Libor e dell’Euribor. Perché la prima a muoversi è stata la procura dello Stato di New York, cioè della piazza finanziaria per eccellenza. Perché si fa riferimento a una legge del 1921 che non richiede che l’accusa dimostri l’intento fraudolento dell’imputato.
Perché in un sapiente dosaggio geopolitico, nel mirino dei magistrati sono finite banche americane, tedesche, svizzere e britanniche. Queste ultime, confermando le buone prestazioni olimpiche del Paese, ottengono il maggior numero di citazioni. Sarà difficile quindi che, come è successo nel caso Standard Chartered, le autorità dei Paesi di origine possano accusare gli americani di usare il codice come arma impropria per colpire banche di altri Paesi.
L’inchiesta è solo alle fasi preliminari e sarà sicuramente lunga e complessa. Ma due aspetti meritano di essere messi in evidenza fin da subito. In primo luogo, come già si è sostenuto su queste colonne, è ormai più che evidente che il meccanismo con cui viene determinato un tasso da cui dipendono i costi finanziari pagati da milioni di famiglie e di imprese nel mondo non dà garanzie adeguate e deve quindi essere modificato subito.
Qui non si possono invocare garanzie costituzionali: le indagini già pubblicate dalle autorità di vigilanza (la britannica Fsa e l’americana Cftc) dimostrano chiaramente che un processo affidato solo alle determinazioni spontanee e insindacabili di alcune banche e che mira a esprimere un tasso puramente ipotetico, dunque non verificabile dall’esterno, non è più accettabile. Lo era quando il Libor riguardava una finanza meno elefantiaca e aggressiva e soprattutto quando contribuiva a determinare i tassi pagati da banche ad altre banche. Non lo è più da quando esso (insieme all’Euribor) incide su migliaia di milioni di dollari di prestiti pagati da imprese e famiglie in tutto il mondo. Non a caso, un autorevole esponente della Fsa ha in questi giorni dichiarato che il Libor non «è più adatto allo scopo».
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