Il bisogno di sinistra – Claudio Sardo – L’editoriale – ComUnità – l’Unità

La fase di emergenza è un limite, un giogo. Ma è anche il tempo di una battaglia politica e sociale, che da un lato deve risollevare l’onore dell’Italia in Europa dopo l’umiliazione dei governi Berlusconi, dall’altro deve preparare il confronto alle elezioni del 2013 tra due alternative programmatiche. Del resto, è chiaro che non c’è una bacchetta magica: anche gli effetti positivi dell’ultimo Consiglio europeo si sono troppo presto diradati e la prossima riunione dell’Eurogruppo si annuncia difficile e incerta.

I tagli vanno corretti, gli interventi calibrati su una maggiore equità sociale, la stessa maggiore credibilità europea del governo Monti va utilizzata per favorire finalmente misure per la crescita. La spesa pubblica non è cattiva, come dicono i liberisti. La spesa pubblica è necessaria per garantire i diritti e per regolare il mercato. Bisogna renderla più efficiente. Bisogna porla al servizio di una governance più intelligente, più lungimirante, meno condizionata da corporativismi e poteri forti. Occorre ridurre la spesa corrente e aumentare la spesa per investimenti. Ma al fondo, come ha scritto nei giorni scorsi Massimo D’Antoni, occorre costruire una nuova idea di pubblico. Sta qui il fronte decisivo della battaglia contro quel liberismo, che ci ha fatto sprofondare nella crisi e ha imposto il paradigma individualista: può esistere invece un pubblico efficiente e utile ad uno sviluppo equilibrato, ad un rinnovamento del modello sociale europeo, ad una tutela dei diritti. Un pubblico che non concida con la dimensione dello Stato. Ma un pubblico forte, capace di sanzionare il mercato, talvolta anche di competere in prima persona (guai a privatizzare le aziende pubbliche più efficienti e tenere i carrozzoni che nessuno vuole).

Nel tempo che ci separa dalla elezioni bisogna lottare. E preparare il dopo. Sono d’accordo con Mario Tronti: dobbiamo liberarci, insieme a questa declinante Seconda Repubblica, anche del vecchio schema delle «due sinistre», quella che si confronta con il liberalismo fino a restarne accecata e quella che rifiuta la compatibilità, e dunque il governo. La sfida ora è il cambiamento. Possibile solo in una dimensione europea, in collegamento con i progressisti europei. La notizia migliore degli ultimi mesi è stata la vittoria di Hollande in Francia. Ora tocca a noi costruire un progetto di governo per il 2013: siamo ad un tornante storico, siamo di fronte ad un rischio democratico, dobbiamo essere capaci di cogliere il nesso tra la battaglia per la democrazia e quella per l’uguaglianza, per i diritti sociali, per un nuovo sviluppo. Guai a sprecare i prossimi mesi. Guai a ripetere le dispute politiciste dell’Unione. Guai pensare che il superamento delle «due sinistre» possa riportare a una vecchia sinistra. L’orizzonte della battaglia è democratico: dei valori e del radicamento sociale della sinistra devono farsi carico anche i cattolici, i liberali di sinistra, gli ambientalisti che vogliono partecipare all’impresa. Perché una cosa è certa: se i democratici non sapranno rispondere a questo nuovo bisogno di sinistra non riusciranno neppure a costruire quel progetto di alleanza tra progressisti e moderati, che ha il compito di riscattare il senso della politica.

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