UGO DE SIERVO
Siamo in una situazione nella quale un po’ tutti – salvo i proponenti, almeno ufficialmente – stanno prendendo atto che l’iperattivismo volto a rivedere grosse parti della nostra Costituzione ha prodotto – come era prevedibile – una situazione di stallo, che mette seriamente a rischio perfino la riduzione del numero dei parlamentari, tante volte promessa.
Peraltro, a riprova del dubbio livello di cultura istituzionale di tanti, invece di serie autocritiche sull’uso improprio e strumentale delle proposte di revi sione co stituzionale, continuano ad essere avanzate iniziative ancora più pericolose di riscrivere intere parti o addi rittura l’intera Costituzione.
E ciò mediante fantasiosi referendum o addirittura l’elezione di apposite Assemblee costituenti.
Due sono le obiezioni preliminari: anzitutto non è minimamente credibile che tutto ciò che è avvenuto di tanto discutibile sul piano istituzionale nella presente legislatura possa essere addebitato alla nostra Costituzione e non alla cattiva politica di tanti. In realtà le modeste capacità realizzative evidenziate dal trascorso governo non derivano certo né da carenze numeriche della sua ampia maggioranza parlamentare, né da difficoltà di poter disporre di strumenti legislativi (siamo, anzi, in una legislatura nella quale il Governo ha esercitato più poteri di tipo legislativo del Parlamento). Inoltre, se è vero che non di rado si è giunti perfino a dichiarazioni di incostituzionalità di disposizioni legislative di recente adozione, ciò purtroppo corrisponde a palesi violazioni della legalità costituzionale e di principi del tutto fondamentali come l’eguaglianza, la non discriminazione, la ragionevolezza. In una democrazia nessun potere può credere di non aver limiti.
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