AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Calma e gesso, non c’è fretta. È vero che Monti è tornato da Bruxelles più forte sull’onda di un successo fortemente voluto. E che i partiti della «strana maggioranza» dovranno essere più malleabili con il governo che sta mettendo a punto la spending review. Ma il premier non ha davanti la strada spianata: la mannaia del taglio delle spese pubblica, che in un primo momento doveva arrivare sul tavolo dell’esecutivo nelle prossime ore, slitta a fine settimana o, addirittura, la prossima settimana. A Palazzo Chigi spiegano che «non c’è nessuna urgenza» e che il provvedimento può essere ulteriormente approfondito e studiato, sia dal premier che dai ministri coinvolti. Il presidente del Consiglio è determinato ad andare avanti con i tagli, ma non si tratta di un intervento semplice. Ad essere colpiti sono ministeri, Regioni, province, enti locali, settori come la sanità con tutto quello che ne consegue sulla tenuta dei partiti che dovranno rendere conto ai loro riferimenti politici nel territorio.
Non a caso i governatori sono sul piede di guerra. Ieri, nel corso degli stati generali delle Regioni del Mezzogiorno che si è svolto a Catanzaro, cinque presidenti regionali hanno rivolto un appello al sottosegretario Catricalà un appello affinchè nella spending review si tenga conto dei grandi sacrifici già fatti negli ultimi anni. «Non bisogna colpire la nostra capacità di investire sulle nuove generazioni», hanno detto all’unisono Caldoro, Chiodi, Scopelliti, Iorio e Chiodi. Per il governo non si tratta di tagliare i servizi, ma di colpire gli sprechi. E se poi si vuole evitare di aumentare l’Iva e trovare i soldi per gli esodati non c’è altra strada. A parte il fatto che bisogna aggredire l’enorme debito pubblico.
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