Il Paese è ricco di buone occasioni – Corriere.it

Il crollo della Borsa mostra un’Italia a sconto. Pesa la recessione, ma anche, e molto, la percezione di un rischio Paese più alto di quanto non dicano i numeri base dell’economia. In queste condizioni, l’Italia corre il duplice pericolo di farsi sfilare i gioielli del settore privato – uno per tutti: le Generali – attraverso manovre finanziarie, magari opache, e di trovarsi costretta a mettere all’incanto le grandi aziende a partecipazione statale – Eni, Enel, Finmeccanica – quale pegno di risanamento della finanza pubblica. Non sarebbe un bel giorno. Meglio evitarlo.

Il caso Unicredit ha valore preventivo e segnaletico. L’Italia non è un Paese chiuso. Ma vuol conservare il potere di decidere sulle partite strategiche. Quando l’Audi compra la Ducati, spiace constatare che non si sia ripetuta la storia della Piaggio, dove un italiano, Roberto Colaninno, seppe prendere in mano la situazione. E tuttavia l’Audi va salutata con fiducia perché entra in trasparenza, chiedendo permesso anche ai sindacati (tutti) e garantendo sviluppo a Bologna. Il governo dei flussi finanziari è più delicato. Non possiamo dimenticare che la Banca d’Italia ha sudato le sette camicie per recuperare la sovranità di Unicredit sulla liquidità del gruppo che la Bafin, la Vigilanza tedesca, aveva segregato in Germania. Insomma, banche, assicurazioni e industrie non vivono trincerandosi. Si può cambiare. Anche molto. Ma mettendo prima tutte le carte sul tavolo. Con spirito paritario ed europeo.

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