La vera diga è l’unione bancaria – Il Sole 24 ORE

di Adriana Cerretelli

Da tempo si è capito che la politica europea dei palliativi e delle mezze misure non basta a fermare gli assalti dei mercati. Da ieri è chiaro che ormai nemmeno i gesti nazionali di buona volontà europeista – il senso di responsabilità ritrovato domenica dai greci, come prima dagli irlandesi con la sofferta ratifica del fiscal compact, e dopo dagli spagnoli con la resa alla richiesta di aiuti per le loro banche – servono a fermare il contagio.

Quando la crisi di fiducia dentro l’Europa riesce a superare abbondantemente quella che dilaga fuori nel mondo intero, le buone notizie diventano inutili. Peggio, offrono nuovi incentivi a delinquere a speculatori ormai decisi a saggiare la tenuta del sistema Europa. “Too big to fail”? Mah. “Grexit” da archiviare dopo la vittoria dei partiti pro-euro? Mah.

Di sicuro ad Atene sta un cattivo esempio, non il focolaio più grosso e preoccupante della crisi. Tanto che ieri non c’è stato il tempo di festeggiarne i sintomi di redenzione. Subito gli spread dei Bonos spagnoli sono schizzati rispetto al Bund sfondando la fatidica soglia del 7% e quelli italiani sono rimasti sotto tensione, con la Borsa di nuovo in discesa.

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