Crescita low cost – LASTAMPA.it

FRANCESCO MANACORDA

Stretto tra un’Europa in fibrillazione, un Paese col fiato corto e una politica dalla vista cortissima, il governo guidato da Mario Monti compie allo stesso tempo uno scarto e uno scatto in avanti allineando il decreto sviluppo approvato ieri, le prime mosse sulla revisione della spesa pubblica e l’avvio della vendita di società statali. È una ripartenza obbligata tra spread in crescita e crescita economica che latita e in parte limitata, ma non per questo meno significativa.

Il primo provvedimento, quello sullo sviluppo, che porta la firma del ministro Corrado Passera e che viene raggiunto dopo settimane di estenuanti trattative tra i suoi tecnici e la Ragioneria dello Stato, punta a levare freni e aggiungere incentivi alla crescita delle imprese. Ci sono misure che interesseranno in primo luogo le famiglie – e di riflesso il settore in crisi dell’edilizia -, come quella che aumenta a 96 mila euro il tetto delle spese deducibili per le ristrutturazioni.

Norme che riguardano più da vicino le imprese: dagli sgravi per chi assume personale qualificato alla possibilità di emettere strumenti per finanziarsi sul mercato invece che in banca. E poi iniziative – come i «project bond» per le infrastrutture – che mirano a rimettere in moto grandi cantieri grazie a investimenti privati.

La vendita delle società pubbliche alla Cassa Depositi e prestiti – dove i soci di maggioranza, accanto al Tesoro, sono le Fondazioni bancarie, non solo segnala un passo indietro del capitalismo statale, e in prospettiva anche di quello municipale, ma consente anche di recuperare 10 miliardi che potranno essere portati ad abbattimento del debito. Una goccia, forse, ma una goccia che cade nella giusta direzione.

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