IL MANIFESTO – attualità – La Fiom, la Cgil, la politica

LORIS CAMPETTI

Sono impazziti alla Fiom? Che c’entra un sindacato con i partiti e le loro piattaforme? Che Maurizio Landini voglia candidarsi alle elezioni? Si potrebbe anche rispondere così: il mio candidato non ha trovato posto in nessuna lista, allora mi metto in proprio. Qualcuno ha interpretato in questo modo la convocazione da parte del gruppo dirigente dei metalmeccanici Cgil dei segretari dei partiti di sinistra e centrosinistra, parlamentari ed extraparlamentari. È una lettura politicista, poco aderente a una realtà politicamente, socialmente e culturalmente implosa.

Una realtà che richiederebbe ben altri criteri e un’altra cassetta degli attrezzi per essere interpretata. E magari, visto che ci siamo, modificata.

La Fiom è un sindacato e come tale, come rappresentante di una parte sociale, dai primi anni del Novecento fa politica. Una politica di sinistra che mette al centro il lavoro e i diritti e pretende che chi fa politica in altra forma, cioè nei partiti e nelle istituzioni, si assuma la responsabilità di dire da che parte sta: con il capitale o con il lavoro? Se si guardasse alla composizione sociale del Parlamento per rispondere a questa domanda si dovrebbe dedurre che, dato l’alto tasso degli imprenditori (e dei benestanti) nei gruppi parlamentari anche del centrosinistra e l’assenza pressoché totale di operai e lavoratori dipendenti, i partiti hanno scelto di stare con il capitale. Il secondo punto di osservazione potrebbe essere lo statuto del Partito democratico, dove al posto dei lavoratori ormai sbianchettati si incontrano, quando va bene i cittadini, quando va male i consumatori. La risposta non cambierebbe. La terza lente inquadra i contenuti, i programmi, le scelte politiche delle forze più o meno di sinistra: la riforma delle pensioni che ribalta la logica degli anni Settanta (da «lavorare meno lavorare tutti» a «lavorare in pochi fino alla morte») e quella del mercato del lavoro che cancella l’art. 18 – simbolo e pilastro dello Statuto dei lavoratori – nonché il pareggio di bilancio in una Costituzione stravolta, sono rotture che portano la firma, tra gli altri, del Pd.

In un contesto di questo tipo dove i lavoratori non hanno più alcuna rappresentanza politica e si alza il muro che divide due mondi, nel pieno di una crisi devastante che distrugge risorse, lavoro, territorio, professionalità, redditi e aspettative del futuro, la Fiom e i suoi operai mandano a dire che chi vuole il voto delle tute blu se lo deve conquistare. Non è più stagione del sindacato cordone ombelicale del partito e degli operai vissuti come gregge obbediente di votanti. A parte il fatto che questa tradizione novecentesca non è nel dna dei nostri metalmeccanici, il Novecento è finito per tutti.

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