UGO DE SIERVO
La settimana che si è aperta ieri può essere molto importante per tutti noi, dal momento che il plenum del Senato deve iniziare a votare sulle proposte di riforma costituzionale relative al numero dei parlamentari, per poi permettere la modificazione della legge elettorale.
Però, come ormai ben sappiamo, la situazione si è non poco complicata, a causa dell’eccesso di tatticismo, se non della vera e propria «babele» concettuale che sembra purtroppo dominare i maggiori gruppi parlamentari.
La Commissione Affari costituzionali del Senato, con una proposta di riscrivere ben tredici articoli della Costituzione, da una parte riduce solo minimamente il numero dei Deputati e dei Senatori e non trasforma il Senato in una «Camera delle autonomie», ma dall’altra propone molte innovazioni costituzionali su oggetti del tutto diversi, ad esempio, come esaminare ed approvare le leggi, come rafforzare i poteri del presidente del Consiglio (e ridurre quelli del Presidente della Repubblica), come rendere assai più difficile la sfiducia parlamentare, come accentuare il primato della legge statale sulla legislazione regionale, ecc., ecc. E tutto ciò con discipline estremamente complesse, per lo più malamente tratte dall’ordinamento tedesco ed anche tecnicamente molto discutibili (ad esser buoni).
Allora hanno ragione quei giuristi che alcuni giorni fa hanno chiesto di arrestarsi in questa improvvisata riscrittura della Costituzione, senza che su questi temi si sia neppure discusso pubblicamente. E ciò tanto più in un paese che appena sei anni fa ha respinto con una rilevante maggioranza una vasta modifica della parte organizzativa della Costituzione, che il Parlamento aveva approvato.
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