Come si fa a convincere i russi sulla Siria? Un minivademecum – [ Il Foglio.it › La giornata ]

Washington ha un ambasciatore in Russia che fa innervosire il Cremlino, Merkel ha una forte leva economica, Hollande una militare. L’Inghilterra ha meno influenza. I consiglieri di Putin non vogliono scendere a compromessi: difendiamo i nostri interessi, dicono, ed evitiamo pressioni

Senza la Russia nessun intervento in Siria, a cominciare dai corridoi umanitari, è possibile. Vladimir Putin, capo del Cremlino, in visita in Europa sostiene che Mosca “è neutrale” e non fornisce alcun appoggio a Damasco, ma insiste sulla linea del dialogo. Gli altri paesi sanno che gli interessi russi sono molto corposi in Siria, e cercano i dossier su cui è possibile trattare.

Il messaggio di Obama. Il segretario di stato, Hillary Clinton, dice che i russi sono “responsabili” di quel che succede in Siria e devono fermare la violenza prima che il paese piombi nella “guerra civile”. Il presidente, Barack Obama, ha un approccio più soft. In settimana ha avuto un colloquio telefonico con Putin e gli ha passato un messaggio poco piacevole: che cosa accadrebbe se gli uomini di al Qaida mettessero le mani su un barile di antrace e lo cedessero ai terroristi del Caucaso? Secondo il sito internet Debka.com, Obama vuole inviare cinquemila uomini armati dell’Onu per proteggere i depositi di armi chimiche siriane e cerca in questo modo di ottenere il consenso di Putin. Sinora il Cremlino ha avuto una posizione rigida: nessuno può mettere in discussione la sovranità di Damasco e il potere del suo leader, Bashar el Assad. Mosca ha piani precisi per il medio oriente e questi piani non coincidono con quelli dell’occidente. Così, nel porto siriano di Tartous, le navi russe continuano a difendere la posizione di Mosca.

La lite con l’ambasciatore americano. Dietro il sipario dei commenti ufficiali i diplomatici trattano a ogni livello e alcuni pensano che abbia a che fare con la Siria anche l’improvviso scontro tra l’ambasciatore americano a Mosca e il ministero degli Esteri russo. Michael McFaul non perde occasione per lanciare messaggi amichevoli ai giovani oppositori di Putin, il che inquieta non poco gli apparati del Cremlino. McFaul sta mostrando quel che gli Stati Uniti possono fare con il loro soft power: naturalmente – si lascia intendere – i contrasti potrebbero rientrare se la Russia fosse più collaborativa in Siria.

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