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	<title>gli Imboscati - Rassegnazione</title>
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	<description>La rassegna stampa del giorno e le notizie in tempo reale</description>
	<lastBuildDate>Mon, 17 Jun 2013 10:13:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pussy Riot. A Punk Prayer</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 10:13:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<title>SOTTO LA PANCIA LA BALLA CAMPA (M.Travaglio) &#8211; Il Fatto Quotidiano</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 18:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie zeroviolenzadonne.it]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/06/14Jun20130312527b37f7cc85d02340bac797b5fa-copia-2.jpg"><br />
<img class="aligncenter size-large wp-image-44133" alt="14Jun20130312527b37f7cc85d02340bac797b5fa copia 2" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/06/14Jun20130312527b37f7cc85d02340bac797b5fa-copia-2-729x1024.jpg" width="620" height="870" /></a></p>
<p><a href="http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/14Jun2013/14Jun20130312527b37f7cc85d02340bac797b5fa.pdf">Grazie zeroviolenzadonne.it</a></p>
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		<title>5 astuzie per aggirare brillantemente la prova costume di Serena Cappelli &#124; Non aprite quelle porte</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 12:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Serena Cappelli Metà maggio, tempo di papaveri e di lotta agli inestetismi, per affrontare quella che viene comunemente chiamata – musica da film di Hitchcock in sottofondo – la prova...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.linkiesta.it/blogs/non-aprite-quelle-porte/5-astuzie-aggirare-brillantemente-la-prova-costume#ixzz2TLpoELvd"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/mitch.jpg' alt='' /></a></p>
<p>di <span style="background-color: #eeeeee; font-family: Arial, sans-serif; font-style: italic; color: #626262; line-height: 19.671875px;">Serena Cappelli</span></p>
<p>Metà maggio, tempo di papaveri e di lotta agli inestetismi, per affrontare quella che viene comunemente chiamata – musica da film di Hitchcock in sottofondo – la prova costume.</p>
<p>Ma dato che il cinghiale con la polenta ormai lo abbiamo mangiato e che per tutto l’inverno siamo stati una cosa sola con divano, è inutile ingurgitare tristi barrette e spalmare qua e là fanghi di dubbia provenienza sperando nel miracolo, l’unica soluzione è giocare d’astuzia.</p>
<p>Ecco allora qualche trucco per non sentirsi mai a disagio in spiaggia, nemmeno durante il gioco-aperitivo in compagnia di Gisele Bündchen e dei modelli di Dolce e Gabbana:</p>
<p>1. La mise. Non sottovalutare mai il costume da bagno anni 20. Il sobrio capino coprirà tutte le vergogne e noi, complice l’uscita de Il grande Gatsby, saremo tremendamente sul pezzo. Ulteriore vantaggio, se siamo donne potremo tranquillamente sorvolare sulla depilazione della zona bikini (vedere anche punti 4 e 5).</p>
<p>2. La cellulite. In realtà è un falso problema, perché in spiaggia le nostre rotondità ballonzolanti si mimetizzano perfettamente con l’ambiente circostante: siamo un’arancia in mezzo a tante altre arance. Però, come sempre succede, prima o poi arriverà una mela – una soda, croccante, perfetta, liscissima mela – che, fingendo solidarietà, si lamenterà con noi di quel microgrammo di cellulite invisibile che a quanto pare le rovina l’esistenza e si metterà a fare odiosi confronti tra il nostro popò e il suo. Niente paura, basterà risponderle così: «Cellulite? Ti confondi. Quella che vedi sul mio sedere è una pista per le biglie. Vuoi mettere la comodità di portarsela addosso invece di mettersi lì ogni volta con paletta e rastrello?».</p>
<p>3. La pancetta. Troppo tardi per le diete, troppo tardi per ammazzarsi di addominali, troppo tardi per emulare Giorgio Rocca che si spalma quintalate di crema per non appesantirsi dopo aver appeso gli sci al chiodo? La soluzione è una sola: il body-painting. Un paio di pennellate et voilà, i nostri rotolini di grasso si trasformeranno in una coloratissima ciambella salvagente, magari animalier, che quest’anno è di tendenza. Altro che Baywatch!</p>
<p>4. La depilazione – lei. Abbiamo dimenticato l’appuntamento dall’estetista? Niente paura. Se proprio non abbiamo il costume anni 20 del punto 1, basta andare in spiaggia accompagnate dal cartonato di Marina Ripa di Meana con l’unica pelliccia che non si vergogna di indossare. La nostra, in confronto, sembrerà fresca di Brazilian wax.</p>
<p>5. La depilazione – lui. Adesso che anche gli uomini si depilano con cura maniacale, i coraggiosi che ancora si mostrano nature sono sempre meno. Ecco, non mollate. Resistete. Le donne non si sentiranno in competizione con voi e vi ringrazieranno. Ma se proprio il vostro maglioncino naturale vi fa sentire a disagio, fate così: rimodellate il pelo in forma di dreadlocks e arrivate in spiaggia al volante di un Doblò, cantando a squarciagola Stop your messing around, better think of your future. Tutti vi prenderanno per un atleta della squadra giamaicana di bob e sarete idolatrati dalla folla. Oh, yesss!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>via <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/non-aprite-quelle-porte/5-astuzie-aggirare-brillantemente-la-prova-costume#ixzz2TLpoELvd">5 astuzie per aggirare brillantemente la prova costume | Non aprite quelle porte</a>.</p>
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		<title>Hacer política &#124; Opinión &#124; EL PAÍS</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=44114</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[En los dos años transcurridos desde que surgió el movimiento 15-M, gran parte del malestar social se ha expresado en marchas y concentraciones en las que se han mezclado reivindicaciones...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://elpais.com/elpais/2013/05/13/opinion/1368469805_511662.html"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/cabecera_interior.png' alt='' /></a></p>
<p>En los dos años transcurridos desde que surgió el movimiento 15-M, gran parte del malestar social se ha expresado en marchas y concentraciones en las que se han mezclado reivindicaciones a favor del Estado de bienestar con llamamientos a “la rebelión” contra el sistema político, de momento concretados en escraches, encierros o actos ante la sede del Congreso. El movimiento presenta ahora aspectos menos apolíticos y algunas de sus voces piden una democracia en la que se tenga más en cuenta a los ciudadanos y sea posible reformar la Constitución. Todo eso implica una evolución contraria a los antisistema: como se observó el 25 de abril en la convocatoria a asediar la sede del Congreso, la gran mayoría de los que protestan pacíficamente en las calles no están dispuestos a traspasar la barrera de la violencia.Hay una crítica en parte justa a un sistema de partidos con perfiles oligárquicos, y a las barreras legales construidas para dificultar la emergencia de otros partidos o llevar las iniciativas legislativas populares hacia la inoperancia. El problema es que ese sistema, que antes canalizaba aceptablemente bien las tensiones económicas y sociales, ahora se muestra impotente frente a la destrucción de empleo, la contracción de los servicios públicos y la falta de perspectivas para los jóvenes, que nutren las filas de la protesta callejera. Además, están llegando a su vencimiento judicial muchas de las facturas contraídas tiempo atrás, en nombre de la corrupción.Editoriales anterioresEl desafío del 15-M 14/05/2012Cerco violento 16/06/2012La situación comienza a estar madura para que surjan nuevos actores políticos. Lo peligroso de estas circunstancias son los oportunismos, tanto los de corte populista como los radicalizados, pero no por eso hay que fosilizar el bipartidismo. Agotados los socialistas por la gestión desarrollada durante los primeros años de la crisis económica y financiera, el Partido Popular tomó el testigo de un enderezamiento económico que no se ha producido, con la consiguiente decepción de las clases medias y urbanas a las que atrajo en las elecciones de 2011. Al desconcierto de los que creyeron en el PP debería seguirle la expectativa del PSOE como instrumento natural del voto contra el poder, en una perspectiva bipartidista; pero las encuestas muestran que eso es difícil, por arrastrar el estigma de la legislatura precedente y lo indefinido de sus propias propuestas.Por eso ganan fuerza los partidos medianos IU, UPyD, algunos nacionalistas ERC, la corriente favorable al voto en blanco y, sobre todo, la abstención. Las corrientes centrales de la política española deberían abordar reformas profundas, pero, tanto si lo hacen como si no, hay que prepararse para un sistema político posiblemente más atomizado. Y en ese escenario, las reivindicaciones del 15-M, incluidas la reforma de la ley electoral o la exigencia de más espacio para formas abiertas de participación, permanecen al fondo de cualquier proyecto de transformación, por lo menos de la izquierda.</p>
<p>via <a href="http://elpais.com/elpais/2013/05/13/opinion/1368469805_511662.html">Hacer política | Opinión | EL PAÍS</a>.</p>
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		<title>Dolci prodotti nelle case di pena &#8211; Bandabiscotti » L’Idea</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=44103</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 21:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Banda Biscotti trae le proprie origini dall’esperienza di lavoro nel contesto penale maturata in più di trentacinque anni dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus. Il progetto deriva...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bandabiscotti.it/index.php/lidea/"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/logo.png" /></a></p>
<p>Banda Biscotti trae le proprie origini dall’esperienza di lavoro nel contesto penale maturata</p>
<p>in più di trentacinque anni dalla Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri Onlus.</p>
<p>Il progetto deriva in modo diretto dalle attività di formazione professionale promosse</p>
<p>all’interno del carcere di Verbania e di Saluzzo rappresentando un finalizzazione dei percorsi</p>
<p>rivolti a persone con problemi di Giustizia.</p>
<p>Crediamo nel fatto che la formazione possa giocare un ruolo di primo piano rispetto allo sviluppo</p>
<p>di politiche votate all’inclusione sociale delle persone più fragili presenti all’interno dei nostri</p>
<p>circuiti di pena.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.bandabiscotti.it/index.php/lidea/"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/Confezioni-300x225.jpg" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oltre a tutto il bagaglio tecnico professionale necessario, BB si alimenta di tanto entusiasmo,</p>
<p>passione e partecipazione.</p>
<p>Questo progetto appartiene a chi sa coglierne il senso appieno, sia esso un fruitore diretto,</p>
<p>un volontario, un rappresentante delle istituzioni, oppure semplicemente un cliente …</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Produciamo biscotti giorno per giorno diffondendo semi di speranza …</p>
<p>in una Giustizia più giusta …</p>
<p>in una comunità più accogliente …</p>
<p>in persone meno isolate e arrabbiate</p>
<p>Leggi altro su <a href="http://www.bandabiscotti.it/index.php/lidea/">Bandabiscotti » L’Idea</a>.</p>
<p>Grazie <a href="https://www.facebook.com/paola.cortese.14?fref=ts">Paola Cortese</a></p>
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		<title>Gennaro Rino Bonifacio: &#8220;Rifornivo di cocaina l&#8217;Italia Saviano non sa di che parla&#8221; &#8211; IlGiornale.it.</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=44098</link>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 08:11:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato il più grosso narcotrafficante: 4,7 tonnellate importate dalla Colombia. &#8220;Il 60 per cento dei professionisti milanesi sniffa. Ma la vera droga è il denaro&#8221; di Stefano Lorenzetto Della bella...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/393049_126162864212038_1572042859_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-44100" alt="393049_126162864212038_1572042859_n" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/393049_126162864212038_1572042859_n-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a>È stato il più grosso narcotrafficante: 4,7 tonnellate importate dalla Colombia. &#8220;Il 60 per cento dei professionisti milanesi sniffa. Ma la vera droga è il denaro&#8221;</p>
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<div id="info_articolo">
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<div>di <a href="http://www.ilgiornale.it/autore/stefano-lorenzetto.html" rel="author">Stefano Lorenzetto</a></div>
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<p>Della bella vita gli resta al polso solo un Rolex Daytona acciaio-oro, «Zenith el Primero, oggi varrà sui 18.000 euro», in sostituzione del Rolex Submariner regalato una sera del 1988, in un impeto di generosità e smargiasseria, al posteggiatore della discoteca Peter Pan di Riccione che gli aveva parcheggiato la fuoriserie. Anche una cintura di Louis Vuitton con monogramma LV alto 4 centimetri, prezzo al pubblico 330 euro. Della malavita gli rimane appiccicata addosso una fedina penale sovrabbondante: tre arresti (1986, 1991, 1999); tre processi, tutti con sentenze di condanna passate in giudicato; 18 dei suoi 45 anni di vita passati in 11 carceri (San Vittore, Opera, Padova, Verona, San Gimignano, Spoleto, Parma, Piacenza, Pavia, Mantova, Voghera), spesso in regime di massima sicurezza.</p>
<p>Malabellavita &#8211; come da titolo del suo libro di memorie, fresco di ristampa, scritto con l&#8217;aiuto di Riccardo Colao ed Emanuela Baldo &#8211; quella condotta sin qui da Gennaro Bonifacio, detto Rino, anzi Rino l&#8217;Élite, nato a Gragnano (Napoli), dov&#8217;è ancora conosciuto come &#8216;O Re, oppure &#8216;O Milanese, essendo cresciuto dall&#8217;età di 18 mesi a Rozzano. Accusato per due volte di associazione di stampo mafioso e per due volte assolto, perché nel suo delirio di onnipotenza era arrivato a rifiutare l&#8217;affiliazione offertagli sia dalla camorra e sia dalla mafia, fino a diventare il capo incontrastato del clan Bonifacio. Cioè il boss di sé medesimo. Un caso da manuale di criminologia.</p>
<p>Bonifacio fu il primo a importare in Italia l&#8217;ecstasy nel 1988: «Allora la Mdma non era illegale, il testo unico sugli stupefacenti neppure la menzionava». Ma il suo nome resterà iscritto per sempre nel libro nero del narcotraffico internazionale per essersi fatto sequestrare in un solo colpo, nel 2001, il più grande quantitativo di stupefacenti mai scoperto fino ad allora in Italia, una tonnellata di cocaina, arrivata dalla Colombia nel porto di Livorno occultata dentro blocchi di marmo sottoposti a sapiente carotaggio: «Lo stesso marmo con cui era stato rivestito il tribunale di Bogotá. Il governo non pagava il conto. Fu facile convincere il produttore». Altri 250 chili li bloccò la Guardia di finanza al casello di Binasco, altri 150 era già riuscito a piazzarli. La Direzione distrettuale antimafia di Milano documentò un traffico complessivo di 4,7 tonnellate, sufficienti a confezionare 14 miliardi di dosi, roba da mandare in bambola per almeno un paio di giorni l&#8217;intero pianeta.</p>
<p>&#8216;O Re, dongiovanni dal fisico palestrato, s&#8217;era scelto un braccio destro all&#8217;altezza: l&#8217;attore Danilo Mezzetti, in arte Danilo Mattei, protagonista, guarda caso, del film In nome del Papa Re, nel quale interpretava il ruolo del giovane rivoluzionario Cesare Costa, figlio naturale di monsignor Colombo da Priverno (Nino Manfredi). «Lo conobbi a Ibiza. Doveva coprirmi la piazza di Roma, il jet set, le star dello spettacolo. Era il mio uomo di fiducia. È diventato il mio Giuda. Mi ha venduto ai magistrati, ha dichiarato ai Pm quello che volevano sentirsi raccontare. E pensare che fui io, con Renato Zero, a portarlo nella comunità Exodus di Cassino perché si disintossicasse».</p>
<p>Era il 1987 quando Bonifacio arrivò nell&#8217;isola delle Baleari. Subito divenne il numero uno. Alle sue feste ostriche-caviale-champagne non mancava nessuno: «Le modelle Elle Macpherson, Linda Evangelista, Marpessa, Christy Turlington; la cantante Patty Kensit; gli stilisti Jean-Paul Gaultier e Rocco Barocco; la figlia di Mick Jagger, Jade». Fondò un&#8217;agenzia di bodyguard che offriva protezione, anche armata, ai Vip: «Parliamo di Robert De Niro, Roman Polanski, Diego Armando Maradona, Harvey Keitel, Renato Zero, Claudia Schiffer, Renée Simonsen, Biagio Antonacci, Teo Teocoli. Anche di Eros Ramazzotti, che è cresciuto insieme a me a Rozzano, e del magnate arabo Adnan Khashoggi, che attraccava col Nabila, il panfilo dai rubinetti d&#8217;oro. È durata fino al 1999».</p>
<p>Ma Ibiza da sola non poteva bastargli. Ecco allora aggiungersi le ville a Miami e a Cartagena, in Colombia, dove risulta, dalle intercettazioni della Dia, che possedesse un jet privato. Ecco l&#8217;elicottero a Barcellona e il motoscafo a Portofino. Ecco lo yacht di 22 metri ormeggiato sull&#8217;Isla Margarita in Venezuela. Ecco le trattative per acquistare l&#8217;intera Isla del Coco, al largo del Costarica, e uno dei 300 isolotti dell&#8217;arcipelago di San Blas a Panamá. Ecco i legami sempre più stretti con i cartelli di Cali e Medellín, dei quali diventò il plenipotenziario per l&#8217;Europa. Ecco addirittura la love story con una nipote del narcotrafficante Pablo Escobar.</p>
<p>Una malabellavita durata dai 14 anni fino al 2000. E oggi? «Tutto finito. Mi hanno sequestrato la Ferrari F355, la Porsche 993 cabrio, la Mercedes ML 5000, le due Harley-Davidson. Mi resta solo una Mercedes Classe A. Sono uscito di galera in libertà vigilata nel 2010. Obbligo di firma due volte a settimana dai carabinieri. Divieto di lasciare la provincia di Milano e di frequentare pregiudicati. Me ne guardo bene. Qualsiasi cosa, pur di chiudere il conto con la giustizia».</p>
<p><strong>Di che vive?</strong></p>
<p>«Commercio le vetture dismesse dopo due-tre anni dalle società di autonoleggio. Ci faccio dai 10.000 ai 15.000 euro al mese. Mi accontento di poco».</p>
<p><strong>Chiamalo poco.</strong></p>
<p>«Un&#8217;auto usata, acquistata all&#8217;asta, frutta in media sui 3.000 euro».</p>
<p><strong>Com&#8217;è diventato un criminale?</strong></p>
<p>«Un episodio ha segnato la mia infanzia. Quartiere Marianella di Napoli. Ero in vacanza, tornavo dalla spiaggia. Rinomata pasticceria, dove mia zia comprava i babà. Proprietario alto e grosso. Folla vociante. Accorro e vedo questo armadio d&#8217;uomo che preme con forza il piede sulla testa di un bambino steso per terra. Aveva beccato il ladruncolo mentre fuggiva e i dolci rubati erano finiti sul marciapiede. Ora mangiali! Come fanno i cani!, urlava l&#8217;energumeno. Il ragazzino cercava di afferrare un pasticcino con la bocca, ma non riusciva a trattenerlo. La gente rideva. Mi feci avanti e lanciai contro il pasticciere una manciata di monete, gridandogli: te li pago io i tuoi fottutissimi dolci, stronzo. E trascinai via il bambino. Da quel momento decisi che non sarebbe stata la vita a plasmare me, ma io a plasmare lei. E che nessuno, mai, mi avrebbe fatto nulla di simile».</p>
<p><strong>La butta in psicoanalisi?</strong></p>
<p>«Sono sempre stato egocentrico, irrequieto. Compivo imprese folli per attirare l&#8217;attenzione dei coetanei. A 13 anni rubai la prima auto, una Fiat 126. A 14 fregai la Talbot a mio padre. Non arrivavo manco al volante. Durante l&#8217;inseguimento, i carabinieri di Rozzano credevano che fosse guidata da un fantasma. Andavo a prelevare i prepotenti a casa e li picchiavo in presenza dei miei amici che avevano subìto qualche sgarbo. In prima media minacciai il professore di fisica davanti a tutta la classe. In terza abbandonai gli studi: ero troppo impegnato a trombare e a fare soldi. Però nel 2004 mi diplomai in ragioneria nel penitenziario di Pavia. E mentre ero recluso nel carcere speciale di San Gimignano m&#8217;iscrissi pure all&#8217;Università di Siena, facoltà di giurisprudenza».</p>
<p><strong>Chi la arruolò nella delinquenza?</strong></p>
<p>«A Rozzano vivevo in un condominione di via Europa, interamente abitato da meridionali e bazzicato da malavitosi napoletani e catanesi, che ci parcheggiavano i veicoli rubati. Oggi sono tutti ergastolani. Divenni la loro mascotte. Mi riempivano di regali in cambio del mio silenzio. Già allora adoravo il lusso: orologi, auto, abbigliamento griffato. Il primo arresto a un posto di blocco: io e un mio amico stavamo portando al sicuro una Jaguar e una Mercedes».</p>
<p>Continua a leggere <a href="http://www.ilgiornale.it/news/interni/rifornivo-cocaina-litalia-saviano-non-sa-che-parla-916389.html">Gennaro Rino Bonifacio: &#8220;Rifornivo di cocaina l&#8217;Italia Saviano non sa di che parla&#8221; &#8211; IlGiornale.it</a>.</p>
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		<title>Internazionale » Opinioni » Un posto guadagnato di Claudio Rossi Marcelli</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 18:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; Claudio Rossi Marcelli Cosa rispondere a mia figlia di quattro anni quando chiede perché io dormo insieme al papà mentre lei deve dormire da sola? –Barbara È semplice: le...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.internazionale.it/opinioni/claudio-marcelli/2013/05/10/un-posto-guadagnato/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/116.jpg' alt='' /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 class="isUserName isSectionHead isLastChild" style="background-color: #ffffff; border-width: 0px 0px 1px; border-bottom-style: solid; border-bottom-color: #c1c1c1; font-size: 21px; margin: 36px 0px 18px; padding: 0px 0px 8px; outline: 0px; vertical-align: baseline; line-height: 18px; font-family: Georgia, serif; list-style: none; text-rendering: optimizelegibility; color: #8e7f79;"><a class="isLastChild" style="background-color: transparent; margin: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline; color: #8e7f79; text-decoration: none;" href="http://www.internazionale.it/opinioni/claudio-marcelli/">Claudio Rossi Marcelli</a></h2>
<p>Cosa rispondere a mia figlia di quattro anni quando chiede perché io dormo insieme al papà mentre lei deve dormire da sola? –Barbara</p>
<p>È semplice: le spieghi che tu te lo sei guadagnato. Che gli uomini non crescono mica sugli alberi, e hai dovuto cercare, scegliere, aspettare quello giusto. E poi vestirti elegante per il vostro primo appuntamento, avere l’ansia che non ti saresti divertita e tornare a casa con l’ansia perché non ti aveva baciata. E poi stare accanto al telefono a decidere se chiamare tu o aspettare lui. E avere le farfalle allo stomaco la sera che avreste fatto sesso.</p>
<p>E svegliarti di notte con il dubbio che sì, volevi andare a vivere con lui, ma se poi non era quello giusto? E fare viaggi, risate, cene ma anche litigate enormi, passare momenti in cui, anche se eravate in due, tu ti sentivi sola come non mai. E poi il continuo sforzo di non annegare nella fatica, nella noia, nella routine, inventarsi modi sempre nuovi di averlo vicino, confidargli i tuoi problemi al lavoro e preoccuparti per lui quando doveva ritirare le analisi, che poi per fortuna sono andate bene.</p>
<p>E sopportare sua madre, e riempirlo di baci e pensare che, nonostante quei rutti insopportabili, sotto sotto è sempre quel ragazzo di cui ti sei perdutamente innamorata la prima sera. Tua figlia ha già quattro anni: anche se tralasci il dettaglio sul sesso, non avrà difficoltà a capire che quel posto nel lettone spetta a te.</p>
<p>Internazionale, numero 999, 10 maggio 2013</p>
<p>via <a href="http://www.internazionale.it/opinioni/claudio-marcelli/2013/05/10/un-posto-guadagnato/">Internazionale » Opinioni » Un posto guadagnato</a>.</p>
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		<title>Oxford English Dictionary asks public to help track down mystery book &#124; Books &#124; guardian.co.uk</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 10:09:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[The Oxford English Dictionary is appealing to the public for help after being unable to trace a mysterious, possibly pornographic, 19th-century book from which a number of its quotations are...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.guardian.co.uk/books/2013/may/10/oxford-english-dictionary-meanderings-memory"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/dictionary.jpg' alt='' /></a></p>
<p>The Oxford English Dictionary is appealing to the public for help after being unable to trace a mysterious, possibly pornographic, 19th-century book from which a number of its quotations are derived.Meanderings of Memory, by one &#8220;Nightlark&#8221;, is dated to 1852 by the OED, and appears in 51 entries for the dictionary, including &#8220;couchward&#8221;, &#8220;extemporize&#8221; and &#8220;fringy&#8221;. Veronica Hurst, the OEDs principal bibliographer, said its shadowy existence was discovered when a member of staff was working on the entry for &#8220;revirginize&#8221;, for which Meanderings of Memory is the earliest citation. The quotation taken from the book for the OED is: &#8220;Where that cosmetic … Shall eer revirginize that brows abuse.&#8221; But Meanderings of Memory could not be traced in any library catalogue or database, so Hurst was contacted; she expected to track the book down within 10 minutes.&#8221;That turned into half an hour, and I was no further along the line to solving it – I looked on Google Books, in the Oxford Dictionary of National Biography, in short I looked everywhere I could think of and couldnt come up with anything,&#8221; said Hurst. &#8220;Were not usually completely floored, but this time were stumped.&#8221;The only evidence for the books existence the OED could find was an entry in a booksellers catalogue, which includes the description: &#8220;Written and published by a well-known connoisseur with the epigraph Cur potius lacrimae tibi mi Philomela placebant?&#8221;"We naturally thought the Latin quotation would be a huge clue [but] its not a quote from anything,&#8221; said Hurst. &#8220;It means, roughly, why did my tears please you more, my Philomel?, and Philomela is another name for a nightingale.&#8221; The books author, meanwhile, is &#8220;Nightlark&#8221;, she pointed out.So staff decided to ask the public for help. &#8220;It really has captured peoples imaginations,&#8221; said Hurst. &#8220;One theory is that it could be pornographic, or in some ways a clandestine publication that didnt get recorded in the normal way … I certainly did incline to the hoax theory – people have made quite a lot of effort from time to time to get into the OED, so maybe a 19th-century Oxford man thought he could fool us.&#8221;But a member of the public has since found another mention of Meanderings of Memory, in a Sothebys catalogue from 1854, and Hurst is now leaning towards the hypothesis that the book could actually be a very small piece of work, possibly poetry, running to just five to 10 pages. &#8220;It reads like poetry, its very flowery,&#8221; she said, pointing to the citation from Meanderings of Memory for the prefix &#8220;re&#8221;: &#8220;O too rebrutalized! oh too bereaved!&#8221;.&#8221;Some of it sounds ethereal and scholarly poetic, and then suddenly youre down to the ground with an entry like lump – I the mattress spread, And equal lay whatever lumps the bed. Some of them are just a bit funny,&#8221; she said.The appeal was opened to the public a week ago, and Hurst is delighted at the interest it has generated – despite the fact that no one has yet tracked down the book. &#8220;It shows we were justified in giving up here for a bit, and asking the world for help,&#8221; she said.</p>
<p>via <a href="http://www.guardian.co.uk/books/2013/may/10/oxford-english-dictionary-meanderings-memory">Oxford English Dictionary asks public to help track down mystery book | Books | guardian.co.uk</a>.</p>
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		<title>&#8220;Mater Ecclesiae&#8221;, cuore della preghiera affidato alle religiose contemplative  &#124; Chiesa &#124; www.avvenire.it</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 07:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le ultime ad entrare nel monastero di clausura sul Colle Vaticano sono state le Visitandine, nel 2009. Si trattava di otto contemplative (sette spagnole e un&#8217;italiana) dell&#8217;Ordine della Visitazione  di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le ultime ad entrare nel monastero di clausura sul Colle Vaticano sono state le Visitandine, nel 2009. Si trattava di otto contemplative (sette spagnole e un&#8217;italiana) dell&#8217;Ordine della Visitazione  di Santa Maria, comunemente note come «Visitandine», fondate da san Francesco  di Sales (1567-1622) e da santa Jeanne-Françoise Fremyot de Chantal (1572-1641) ad Annecy (Savoia) il 6 giugno 1610. Le Visitandine sono circa 2.200, tra  monache e novizie, in oltre 140 case in tutto il mondo. «La vostra preghiera,  care sorelle, è molto preziosa per il mio ministero», aveva detto il Papa  riferendosi alle religiose. Questa comunità ha sostituito le sette religiose  benedettine che hanno vissuto nel monastero di clausura «Mater Ecclesiae» che, oltre a pregare per il Papa, gli hanno offerto gli ortaggi del loro piccolo giardino o hanno tessuto alcuni dei suoi paramenti sacri.</p>
<p>Parlando  con L&#8217;Osservatore Romano prima di lasciare il monastero, la badessa, suor  Maria Cichetti, notava che «l&#8217;esperienza della cura dell&#8217;orto ci mette in contatto con la natura e con l&#8217;autore della natura, che è Dio. Coltivare  è una preghiera fatta con le mani, è anche un lodare la bellezza della natura e del Creatore. Vedere i semi che crescono a poco a poco, osservare le pianticelle che diventano grandi, scorgere prima i fiori e poi i frutti, seguire nelle sue varie fasi lo sviluppo della vita vegetale: tutto ciò  ci aiuta anche nella preghiera e nella contemplazione. Zappare, vangare, innaffiare è senza dubbio faticoso, ma è un sacrificio che viene ripagato».</p>
<p>Il monastero «Mater Ecclesiae» in Vaticano è nato il 13 maggio 1994 dall&#8217;idea  di Giovanni Paolo II di creare una comunità monastica di religiose contemplative all&#8217;interno delle mura vaticane, in grado di accompagnare con le loro preghiere le attività del Romano Pontefice così come della Curia Romana. Il convento viene occupato a rotazione ogni cinque anni da una diversa comunità religiosa. Prima delle Benedettine c&#8217;erano state le Carmelitane, e prima ancora le Clarisse. Dopo l&#8217;elezione del suo successore vi andrà a risiedere Ratzinger.</p>
<p>Fabrizio Mastrofini</p>
<p>via <a href="http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/il-convento-mater-ecclesiae-dove-abiter%C3%A0-il-papa-emerito.aspx">&#8220;Mater Ecclesiae&#8221;, cuore della preghiera affidato alle religiose contemplative  | Chiesa | www.avvenire.it</a>.</p>
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		<title>Bloc Party &#8211; &#8220;Truth&#8221; &#8211; (Dir: Clemens Habicht)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 May 2013 17:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Bloc Party &#8211; &#8220;Truth&#8221; from Nexus on Vimeo.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/BLOC-PARTY-TRUTH.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-44072" alt="BLOC-PARTY-TRUTH" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/05/BLOC-PARTY-TRUTH-1024x571.png" width="620" height="345" /></a><iframe src="http://player.vimeo.com/video/57204201?color=cc0000" height="281" width="500" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/57204201">Bloc Party &#8211; &#8220;Truth&#8221;</a> from <a href="http://vimeo.com/nexusproductions">Nexus</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Rimorchiare in aereo non è mai stato così facile di Serena Cappelli &#124; Non aprite quelle porte</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 10:23:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Suvvia, ammettiamolo, l&#8217;aereo ha da sempre quel fascino un po malsano che spinge uomini e donne normalmente sani di mente a incunearsi nei minuscoli bagni modello Ragazzo di campagna per...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.linkiesta.it/blogs/non-aprite-quelle-porte/rimorchiare-aereo-non-e-mai-stato-cosi-facile#ixzz2RqT8bMfs"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/frenchkiss.png" /></a></p>
<p>Suvvia, ammettiamolo, l&#8217;aereo ha da sempre quel fascino un po malsano che spinge uomini e donne normalmente sani di mente a incunearsi nei minuscoli bagni modello Ragazzo di campagna per consumare velocemente ciò che potrebbe essere consumato in condizioni più favorevoli di lì a qualche ora.Ma daltra parte il Tetris non avrebbe avuto tutto quel successo se non ci piacessero i giochi ad incastro e le sfide apparentemente impossibili e, di conseguenza, laereo resta il re incontrastato delle fantasie di molti di noi. E poi, onestamente, anche la noia di quei viaggi di otto o nove ore ci mette del suo. Ci si guarda in giro, si punta alla bella donna o all&#8217;uomo affascinante seduto tre file più in là e si fantastica. Già, si fantastica, perché non è così facile flirtare a distanza e, dato che di secondo nome facciamo Paolino Paperino e non Gastone Paperone, accanto a noi c&#8217; è di norma seduto qualcuno di poco appetibile. Certo, è vero che chi si accontenta gode, ma accontentarsi è una parola non rientra nel vocabolario di Richard Branson. E se hai una compagnia aerea, uno dei tuoi obiettivi è quello di rendere più piacevole il viaggio dei tuoi clienti. Così il miliardario inglese ha deciso di modernizzare una tecnica vecchia come il cucco e mai parola fu più azzeccata: offrire da bere alla splendida donna sola seduta al bancone del bar. Ma mentre la manovra a terra è facile come bere il bicchiere di champagne che stiamo offrendo e l&#8217;unico rischio è quello del due di picche, in volo le cose si fanno più complicate: corridoi intasati, hostess col loro dannato carrello, gente che apre e chiude le cappelliere come se ne andasse della loro vita, energumeni che ostacolano la via, prede di solito sedute lato finestrino, mancanza di privacy. Insomma, un vero casino. Per questo Branson ha pensato bene di rendere possibile il tutto attraverso lo schermo posizionato sullo schienale del sedile davanti, quello, per intenderci, che di solito trasmette la centoventiseiesima replica di Io &amp; Marley: due cliccatine sul moderno touch-screen e la bevanda prescelta verrà recapitata alla persona con cui vogliamo flirtare, con tanto di messaggio &#8220;Un bicchiere da parte del sedile 28E&#8221;. E se la persona in questione gradisce, può abbandonare la visione di E alla fine arriva Polly e cominciare a chattare discretamente con noi.Secondo Branson questo è un piccolo passo per luomo e un grande passo per l&#8217;umanità. Vedremo.Intanto, ecco il video con i suoi consigli. Cheers!</p>
<p>via <a href="http://www.linkiesta.it/blogs/non-aprite-quelle-porte/rimorchiare-aereo-non-e-mai-stato-cosi-facile#ixzz2RqT8bMfs">Rimorchiare in aereo non è mai stato così facile | Non aprite quelle porte</a>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/M_Bes6P2isY" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Da Lino a Nicola, il passaggio generazionale nell’artigianato del futuro &#124; La nuvola del lavoro</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=44055</link>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 06:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessio Sartore Siamo a Verona, città a tradizione tipografica. Lino è un tipografo di settant’anni, tre figli a cui non interessa continuare il suo lavoro, una passione per i...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://nuvola.corriere.it/2013/04/07/da-lino-a-nicola-il-passaggio-generazionale-nellartigianato-del-futuro/#.UWETkEzGtMg.twitter"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/images.jpg' alt='' /></a></p>
<p>di Alessio Sartore</p>
<p>Siamo a Verona, città a tradizione tipografica. Lino è un tipografo di settant’anni, tre figli a cui non interessa continuare il suo lavoro, una passione per i funghi, un bel po’ di soldi se vende il laboratorio tipografico che sarà demolito per la costruzione di un condominio. Lino parla con la moglie e decide che dopo quarant’anni è il momento di appendere i caratteri mobili al chiodo. Peccato, dice, le Heidelberg Stella del 1950 ormai non le sa far funzionare più nessuno. E fin qui siamo di fronte ad una storia come tante altre. Saper fare artigianale che si perde nelle mani dell’artigiano in pensione. Ma qui arriva la svolta. Nicola è un trentenne con una buona esperienza nel marketing. Fiuta la potenzialità e insieme ad alcuni amici rileva l’intera tipografia. Ad una condizione, che Lino insegni loro ad usare le macchine tipografiche. Trovano un nuovo laboratorio dove posizionare le Heidelberg. Giovanni, laurea al Politecnico di Milano, fa l’apprendista tipografo. Creano una startup con uno stupendo gioco di parole: Lino’s Type. Laura, illustratrice, disegna nuovi prodotti con grafiche vintage. Invitano la stampa ad aperitivi tipografici. Girano video e usano i social network per diffonderli. Creano nuovi caratteri mobili con la stampa 3D. Usano marketing alternativo: non parlano mai di prodotto ma raccontano storie di chi usa i loro prodotti. Mettono in piedi un e-commerce che li fa vendere prodotti di alta qualità artigianale italiana anche in Giappone. Lino’s Type è artigianato del futuro: generare valore economico unendo saper fare tradizionale e marketing, cliché di piombo e stampa 3D, esperienza artigianale e design thinking. Uno dei tanti casi di startup di nuova economia artigianale che andremo a raccontare.</p>
<p>via <a href="http://nuvola.corriere.it/2013/04/07/da-lino-a-nicola-il-passaggio-generazionale-nellartigianato-del-futuro/#.UWETkEzGtMg.twitter">Da Lino a Nicola, il passaggio generazionale nell’artigianato del futuro | La nuvola del lavoro</a>.</p>
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		<title>Che fine ha fatto l’operaio? Da tuta blu a tuta bianca di Sandro Mangiaterra &#8211; Corriere del Veneto</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=44049</link>
		<comments>http://imboscati.com/blog/?p=44049#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 10:48:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Impauriti dalla crisi e pagati poco, resistono e fanno gola alla Germania. Le nuove vie del welfare e gli accordi pilota nelle imprese Sono passati quarant&#8217;anni e la classe operaia...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2013/4-aprile-2013/che-fine-ha-fatto-l-operaio-tuta-blu-tuta-bianca-212476141894.shtml"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/operaio11-190x130.jpg' alt='' /></a></p>
<h2 style="margin: 10px 0px 24px !important; padding: 0px; border: 0px; outline: 0px; font-weight: normal; font-style: italic; font-size: 22px !important; font-family: Georgia, Palatino, serif; vertical-align: baseline; color: #798081 !important; line-height: 1.2; background-color: #ffffff;">Impauriti dalla crisi e pagati poco, resistono e fanno gola alla Germania. Le nuove vie del welfare e gli accordi pilota nelle imprese</h2>
<p>Sono passati quarant&#8217;anni e la classe operaia è ancora lì, alla ricerca del suo paradiso. Un paradiso sempre più lontano, in verità, se si pensa alle migliaia di posti bruciati dalla Grande Crisi, agli stipendi ogni mese più magri, alle preoccupazioni dei padri per il futuro dei figli. Ma tant&#8217;è. Quei lavoratori descritti nel 1971 dal mitico film di Elio Petri, quando per la prima volta la macchina da presa entrava in fabbrica, sono invecchiati, hanno studiato e si sono specializzati, si mostrano meno arrabbiati e più rassegnati. Eppure, nonostante tutto, sono rimasti sul pezzo, resistono, lottano, sognano in epoca di globalizzazione esattamente come ai tempi del miracolo economico. Operai: voce scomoda nel vocabolario della politica italiana. Argomento che «non tira» nemmeno a livello mediatico. Balzano all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica solamente quando si abbarbicano su una gru, o bloccano un&#8217;autostrada, o mettono in scena qualche protesta eclatante di cui non si può fare ameno di parlare.</p>
<p>Reazioni esplosive di fronte a situazioni impossibili da accettare. Basta sentire Nicoletta Zago, la prima a salire, nel dicembre 2010, sulla torre della Vinyls di Marghera. «Perché dall&#8217;Eni abbiamo subito troppe ingiustizie, troppe umiliazioni ». Una scelta rivendicata con orgoglio: «Ci volevano fare fallire tre anni fa, oggi l&#8217;area è stata bloccata a vocazione industriale e ci sono aziende interessate a subentrare. Siamo qui. Il destino della Vinyls non è segnato». Fatto sta che proprio la crisi ha portato con sé una «scoperta»: gli operai continuano a esistere. E sono tanti: oltre 8 milioni nell&#8217;intera penisola, il 36 per cento degli occupati; 860 mila (di cui 340 mila donne) in Veneto, dove la percentuale sul totale di chi lavora sale al 38 per cento. «Si erano fatte molte congetture sulla loro sparizione nella società postindustriale, nell&#8217;Italia dei servizi, della cultura e del turismo», allarga le braccia Luciano Gallino, sociologo del lavoro (intervista nella pagina a destra), «ma gli operai non si sono volatilizzati. Soprattutto, sono rimaste le mansioni operaie, anche nel terziario». Che cosa è successo, allora? Semplice, sono cambiati. Per questo si fa così fatica a capirli e a raccontarli. A inquadrarli dal punto di vista sindacale. Tanto più a rappresentarli politicamente, visto che, come dimostrano le analisi sui flussi elettorali del vicentino Ilvo Diamanti, in passato hanno votato per Forza Italia e Lega e adesso si sono avvicinati al Movimento cinque stelle di Beppe Grillo. «A Marghera negli anni Settanta c&#8217;erano 45 mila operai — spiega Riccardo Colletti, segretario dei chimici della Cgil di Venezia—Ora se ne contano sì e no 5 mila e le tute blu hanno lasciato il posto ai camici bianchi: l&#8217;elettricista è diventato elettrostrumentista, l&#8217;addetto alle macchine adesso si chiama tecnico di produzione». Evoluzione (e selezione) della specie. «Il 45% degli operai veneti ha almeno un diploma in tasca—continua Emilio Viafora, che della Cgil è il segretario regionale — E ciò che conta maggiormente è l&#8217;alta specializzazione, l&#8217;innalzamento delle competenze, quello straordinario insieme di saperi che è stato il motore dello sviluppo del territorio».</p>
<p>Non a caso le aziende tedesche, e in generale del Nord Europa, hanno cominciato a fare scouting dalle nostre parti, in caccia di personale qualificato. Ottimo, si direbbe. Se non fosse per un particolare: il lavoro manca per i giovani (il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 15 e i 24 anni, pur nel Nordest della moltitudine di fabbriche e fabbrichette, sfiora il 20%) ed è a forte rischio per i quaranta- cinquantenni. Dal 2008, in Veneto sono andati persi 90 mila posti. «Uno stillicidio, che ormai non risparmia nessun settore — commenta Bruno Anastasia, alla guida del dipartimento ricerche di Veneto lavoro—Né si capisce come potrebbe avvenire un&#8217;inversione di tendenza: per le imprese dovrebbe tornare a essere conveniente investire, innovare, crescere. E assumere. Invece ci si difende solo con gli ammortizzatori sociali, per i quali al Veneto, nel 2012, sono andati complessivamente 1,6 miliardi». Conclusione: i tempi per il riassorbimento nel mondo del lavoro sono raddoppiati e oggi risultano in media di un anno. Senza contare che la ricollocazione, quando si presenta, passa quasi sempre per un rapporto a tempo determinato. Insomma, la sensazione che si vive nei capannoni è di grande precarietà. A volte in senso stretto, legata ai tanti contratti atipici, altre sotto forma di paura. Da un sondaggio condotto dall&#8217;agenzia per il lavoro Openjobmetis e dall&#8217;istituto di ricerche Ispo, emerge che il 63% di chi un&#8217;occupazione ce l&#8217;ha si sente comunque instabile e insicuro. «Non ci dormo la notte — racconta Moreno Ceron, 55 anni, due figli, manutentore elettrico alla Bisazza di Alte (Vicenza), una delle imprese simbolo del miracolo Nordest, che ha appena dichiarato di volere avviare le procedure di mobilità per una ventina di dipendenti— Mi guardo in giro, mi do da fare, ma mi sento rispondere che sono nella classica categoria di chi è troppo giovane per la pensione e troppo vecchio per trovare un lavoro.</p>
<p>Continua a leggere: <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2013/4-aprile-2013/che-fine-ha-fatto-l-operaio-tuta-blu-tuta-bianca-212476141894.shtml">Che fine ha fatto l’operaio? Da tuta blu a tuta bianca &#8211; Corriere del Veneto</a>.</p>
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		<title>Uomini da evitare di Francesca Visentin  &#8211; Corriere del Veneto</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 07:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, vale la pena raccontarle, le storie dei tipi da non frequentare. Per chiarire, una volta per tutte, il concetto: essere single a 40 anni non significa accogliere adoranti qualsiasi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2013/4-aprile-2013/uomini-evitare-212476518568.shtml?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/magritte-190x130.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Sì, vale la pena raccontarle, le storie dei tipi da non frequentare. Per chiarire, una volta per tutte, il concetto: essere single a 40 anni non significa accogliere adoranti qualsiasi forma di uomo si materializzerà all’orizzonte. Insomma, narcisisti, egocentrici e pure bruttarelli fatevene una ragione: le donne-sole non vi cadranno tra le braccia soltanto perché esistete. Lo racconta bene, con ritratti fulminanti e una buona dose di ironia Annalisa Bruni, scrittrice veneziana, nel libro Tipi da non frequentare Cleup editore, collana Vicoli, pagine 112, 14 euro. Una carrellata di personaggi che a tutte è capitato di incontrare. E che molte hanno sperato di non rivedere mai più. Partendo dal «simpaticone», che parla in continuazione. Se per sbaglio la malcapitata interloquisce, nemmeno se ne accorge. Al «giornalista », «non bello» che a mezzanotte manda sms del genere «sei telefonabile? » E alla fine di una serata disastrosa, sulla porta di casa pronuncia la storica frase «sei corteggiabile?»Fino a quel capolavoro descrittivo del «professore», incontrato trent’anni dopo i tempi dell’Università, che pur essendo vicino ai settanta subito ci prova, all’insegna dell’evergreen «mia moglie non mi capisce ». E al momento dei saluti sfodera l’agghiacciante: «Oggi ho capito cosa mi manca nella vita», fino a trasformare le sdolcinatezze alla Liala in uno stalking rabbioso appena gli si fa gentilmente capire che non si è interessate. La lista dei tipi da non frequentare sembra infinita, l’acuta penna di Annalisa Bruni li immortala con la precisione di un’entomologa: c’è «il montanaro», «il vigile», «l’avvoltoio », «il dirimpettaio», il pericolosissimo «amico delle donne». Che dire poi del «collega »? In quante, più per noia che per attrazione, cedono alle avance di qualche «collega»? Di solito si rivelano esperienze da dimenticare. Poi ci sono gli incontri da cui si fugge a priori, gli unici che potrebbero rivelarsi vincenti. Ma si sa, noi ragazze siamo spesso sprovviste di autostima e quando capita quello apparentemente giusto, giovane, carino, sensibile, finiamo per pensare «è troppo per me, mi farà soffrire». Facciamo le spavalde, lo teniamo a distanza. Preferiamo rimpiangerlo per sempre che rischiare il cuore infranto. E allora ci rivolgiamo a quelli mediocri. Almeno è più facile lasciarseli alle spalle senza rimpianti.Un libro divertente, che sintetizza bene i molti difetti maschili e l’eterna coazione a ripetere schemi amorosi fallimentari femminile. Annalisa Bruni riesce a trattare anche il delicato tema della violenza contro le donne, fisica e psicologica e a fare riflettere. «L’idea del libro è nata osservando le tante donne single che ci sono in giro &#8211; spiega Annalisa Bruni -. Mi sono chiesta, ma perché non trovano un compagno? Cosa non funziona nelle relazioni? Non ci sono maschi all’altezza delle loro aspettative? Insomma, ho voluto fare una specie di ricognizione sentimentale, ispirandomi anche al bellissimo romanzo di una delle mie scrittrice di riferimento Dorothy Parker Uomini che non ho sposato». La conclusione è un monito, da tenere ben presente: ognuno di noi è artefice del proprio destino.</p>
<p>Francesca Visentin</p>
<p>via <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cultura_e_tempolibero/2013/4-aprile-2013/uomini-evitare-212476518568.shtml?utm_source=twitterfeed&amp;utm_medium=twitter">Uomini da evitare &#8211; Corriere del Veneto</a>.</p>
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		<title>Libri: Battista in bilico fra amore e morte &#8211; IlGiornale.it</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 09:49:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fabrizio Ottaviani Il sesso è la morte sono coetanei, quasi dei gemelli diversi, sostengono i biologi: gli esseri più semplici (batteri, virus), che non hanno attività sessuale, non muoiono mai:...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cultura/battista-bilico-amore-e-morte-901885.html"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/logo_interne.png' alt='' /></a></p>
<p>Fabrizio Ottaviani</p>
<p>Il sesso è la morte sono coetanei, quasi dei gemelli diversi, sostengono i biologi: gli esseri più semplici (batteri, virus), che non hanno attività sessuale, non muoiono mai: piuttosto, come in un racconto di Calvino, si dividono all&#8217;infinito. Ma appena giunge, con gli organismi superiori, la necessità di far circolare il corredo genetico, appare anche la morte: una volta effettuato lo scambio dei geni, infatti, dal punto di vista della specie la sopravvivenza dell&#8217;individuo è del tutto inutile.</p>
<p>Pensavo a questa fratellanza biologica fra sesso e morte leggendo La fine del giorno (Rizzoli, pagg. 159, euro 16) di Pierluigi Battista, noto e influente editorialista del Corriere della Sera. È un diario bifronte nel quale Battista parla essenzialmente di due cose: della malattia della moglie Silvia, uccisa nel giro di pochi mesi da un male incurabile; e del progetto di scrivere un saggio sulle passioni senili. Cioè, bando agli eufemismi, sulla voglia dei vecchi di fare sesso, una pratica che oggi la pillola blu ha forse reso più frequente e che alcuni casi sensazionali &#8211; da Strauss-Kahn, accusato di molestie dalla cameriera al generale Petraeus, che andava a letto con la sua giovane biografa &#8211; hanno posto al centro dell&#8217;attenzione dei media.</p>
<p>È il monito di Silvia, una sorta di tanto va la gatta al lardo, a fare da collante fra le due parti del diario: attento, dice al marito, a non sembrare anche tu un manzoniano «vecchio malvissuto»; attento, insomma, a non lasciarti invischiare nel soggetto della ricerca.</p>
<p>Preso atto dell&#8217;avvertimento, Battista lascia scorrere le due parti del diario senza farle incontrare. Racconta i giorni terribili della malattia della moglie, in pagine in cui la disperazione è palpabile e il lettore viene trascinato in un girone infernale fatto di medici, farmaci e protocolli terapeutici. E intanto si immerge nell&#8217;altro tema, che ovviamente è più antico del Viagra. Si comincia con i vecchi lubrichi di Plauto e si finisce con i personaggi di Philip Roth o di Coetzee, che non cessano di desiderare nonostante i capelli bianchi e un corpo che perde colpi. Sono «i nipotini del professor Unrat», il patetico professore di liceo innamorato della cantante Lola, uscito dalla penna di Heinrich Mann.</p>
<p>Lungo l&#8217;intero diario, Battista non vacilla. Nemmeno una volta strizza l&#8217;occhio ai canuti satiri che sfilano sotto la sua lente di ingrandimento. Gli episodi antologizzati, siano presi dalla grande letteratura o dalla cronaca spicciola, hanno sempre attorno la cornice del ridicolo o del grottesco. Tanto che per una specie di contraccolpo il sesso «lecito», tenuto il più lontano possibile dalla vecchiaia e dalla morte, finisce per alludere a una beatitudine così vincolata, imberbe ed estetizzante da sembrare frigida.</p>
<p>via <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cultura/battista-bilico-amore-e-morte-901885.html">Battista in bilico fra amore e morte &#8211; IlGiornale.it</a>.</p>
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		<title>Una storia &#8211; Libri: New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti &#124; Chometemporary</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 09:31:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I libri che leggo si dividono in due categorie, quelli che scelgo di leggere e quelli che mi capitano tra le mani per caso. New York è una finestra senza...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I libri che leggo si dividono in due categorie, quelli che scelgo di leggere e quelli che mi capitano tra le mani per caso. New York è una finestra senza tende di Paolo Cognetti fa parte della seconda categoria. Ne ho letto avidamente ogni singola riga, ma di come abbia deciso di leggerlo non ricordo nulla. Dagli incontri fortuiti nascono a volte grandi cose, e questa è più o meno la storia di come mi sono appassionata ad uno scrittore incontrato per caso. New York è una finestra senza tende è una guida letteraria della città di New York appunto, nata dalla passione dell’autore per i suoi scrittori simbolo. Non si parla di guida alla città in senso stretto, ma piuttosto di una visione collaterale ed inedita di una delle città più amate del mondo. Cognetti è stato abile nel non cadere nei cliché, in tutto quello che è già stato detto e scritto su New York. Lo scrittore regala piuttosto una versione intima e personale della metropoli, concentrandosi su alcune zone e su alcuni dei suoi abitanti. Frutto di viaggi ed esplorazioni di Cognetti stesso, il libro è l’insieme di esperienze realmente vissute, di sogni e di racconti di altri – scrittori e poeti che hanno costruito l’immagine di New York per noi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.chometemporary.it/2013/04/02/una-storia/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/04/Paolo-cognetti.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Conclusa la lettura, non ho potuto fare a meno di leggere Sofia si veste sempre di nero, l’ultimo romanzo dello stesso autore, in uscita per minimum fax. Tale libro dunque rientra nella categoria delle letture che scelgo di fare, e questa potrebbe diventare ora la ridicola storia di come ho cercato il romanzo per tutta Milano.Inizia con me che entro in libreria e chiedo alla commessa Sofia si veste sempre di nero di minimum fax, e di come la commessa mi risponda: – Avevamo un libro con quel titolo, ma l’autore era Cognetti -. Ah però, non ti sfugge niente.La storia continua il giorno successivo, in un pomeriggio piovoso. Entro in un’altra libreria con la medesima richiesta e i commessi rispondono sfacciati: &#8211; Non c’è e non arriverà mai. Ma se questa fosse una libreria seria, arriverebbe -.Stupita ed incerta mi dirigo verso un’altra libreria ancora, la terza dell’avventura. Qui mi sento rispondere da una ragazza annoiata ed infastidita che non ha mai sentito parlare del libro, ma che il computer lo segnala in ordine da due mesi. L’ultimo tentativo mi fa conoscere la donna della mia vita, quella che ricorderò come la libraia che non mi fece nemmeno finire la frase, ma che conosceva il romanzo, che non aveva bisogno di controllare al computer, quella che forse lavorava per un posto serio, ma soprattutto quella che sapeva la differenza tra casa editrice ed autore.Ora potrei raccontare di quanto e perché mi sia piaciuto Sofia si veste sempre di nero, e di come abbia deciso di fare qualche domanda al suo autore, Paolo Cognetti, una persona vera, che non si chiama né Minimum né Fax. Ma questa grazie al cielo è un’altra storia, che racconterò la prossima volta.</p>
<p>via <a href="http://www.chometemporary.it/2013/04/02/una-storia/">Una storia | Chometemporary</a>.</p>
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		<title>«Grillo ha idee da sessantenne Il web come Tv senza confronto» &#8211; Tecnologia &#8211; l&#8217;Unità &#8211; notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 07:03:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Rachele Gonnelli Ha fatto studi filosofici e di comunicazione di massa, ama la scuola di Francoforte, la psicologia lacaniana, il cibo unto, ha trent’anni scarsi, accento nordico, QuitTheDoner come...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.unita.it/tecnologia/grillo-casaleggio-blogger-sessantenne-quit-the-doner-quitthedoner-kebabbaro-umanista-troll-berluscon-1.491085"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/1804515490.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Di Rachele Gonnelli</p>
<p>Ha fatto studi filosofici e di comunicazione di massa, ama la scuola di Francoforte, la psicologia lacaniana, il cibo unto, ha trent’anni scarsi, accento nordico, QuitTheDoner come lavoro fa altro, ma per passione scrive lunghi articoli in cui mette ai raggi x il blog più famoso d’Italia, quello di Beppe Grillo sulle orme di Giuliano Santoro. E li pubblica sul suo diario digitale, cioè un altro blog, raggiungendo anche mezzo milione di condivisioni.</p>
<p><strong>Nel suo ultimo post Grillo se la prende con troll, fake e multinick, insomma si sente vittima di stalking digitale da parte di chi lo spinge ad allearsi con Bersani.</strong></p>
<p>«Sì, suddivide i messaggi in categorie e dice che ci sono dietro dei professionisti. Bello, perché sul web girano analisi che al contrario mettono in luce la serialità delle risposte, sempre con le tre o quattro argomentazioni, con poche varianti e nomi che ricorrono o sembrano creati in serie. C’è chi ipotizza che ci sia dietro la Casaleggio Associati ma personalmente non ne ho le prove. Comunque quest’attacco conferma la mia tesi: Grillo ha di internet un’idea da sessantenne italiano medio, lo usa come un canale televisivo, senza contraddittorio. Chi sta con lui è perbene, poi c’è la “kasta”, il nemico. Questa categoria che inizialmente indicava il polo Pdl-Lega si è andata dilatando man mano che quest’area diminuiva d’importanza, ha inglobato il Pd, sotto elezioni è arrivata agli alti funzionari, e ora include tutti i dipendenti pubblici, insegnanti inclusi. Chi mette in discussione i suoi proclami è un “troll” di mestiere, perché lui è il Verbo, al servizio di schemi superiori. È un Berlusconi al quadrato. Solo che Berlusconi assoldava pletore di giornalisti, Grillo invece si è fatto lui stesso media, l’uomo col megafono, un’immagine neanche nuova, vista in Sidney Lumet nel ‘76. La sua narrazione è la Verità, d’accordo o no, chi si oppone è in malafede. Questa è la potenza del suo messaggio e ne rivela la natura autoritaria».</p>
<p><strong>Il suo movimento non è anti-sistema?</strong></p>
<p>«È la migliore garanzia per il sistema. Del resto Goldman Sachs, Mediobanca e persino l’ambasciata Usa lo apprezzano e lo seguono con attenzione. L’ego è al centro del marketing e Casaleggio è bravo, bravissimo nel marketing. È anche pericoloso perché ha una visione del mondo totalitaria, oltre che apocalittica, e ha creato un nuovo partito-azienda come Forza Italia agli inizi».</p>
<p><strong>Ma l’enfasi sulla democrazia diretta attraverso la Rete, allora?</strong></p>
<p>«Il mito coltivato anche da Grillo del web come paradiso della partecipazione orizzontale è una fandonia. Nel web 2.0, che sono i social network, esistono gerarchie non manifeste, nascoste nei meccanismi della Rete. La Rete non è un luogo astratto della democrazia. Come dice Eugeny Morozov, ricercatore di Stanford, esistono algortimi che indirizzano su Google le ricerche e noi ci fidiamo dei risultati senza conoscerne il meccanismo. Esiste la piattaforma liquid feedback lanciata dal Partito pirata in Germania ma Grillo non l’ha mai messa online. La sua idea di referendum su internet non è democrazia, è un plebiscito telematico. Oltre a Casaleggio del resto non c’è nessuno che può parlare oltre a lui, avrebbero volentieri fatto a meno dei due capogruppo Crimi e Lombardi. Nei partiti classici i troll sarebbero correnti, i funzionari farebbero da filtro ma anche da mediatori. Nel MS5 c’è solo il leader e il votante».</p>
<p><strong>Nel video «Gaia» è l’individuo solo di fronte al mondo, come il consumatore di fronte al mercato?</strong></p>
<p>«Certo. Risponde alla parcellizzazione neoliberista in cui il cittadino è solo di fronte allo Stato e a forze oscure, senza corpi intermedi. Dopo aver distrutto lo Stato sociale ora l’ultimo baluardo per la scuola di Chicago è attaccare l’istituto della democrazia».</p>
<p>via <a href="http://www.unita.it/tecnologia/grillo-casaleggio-blogger-sessantenne-quit-the-doner-quitthedoner-kebabbaro-umanista-troll-berluscon-1.491085">«Grillo ha idee da sessantenneIl web come Tv senza confronto» &#8211; Tecnologia &#8211; l&#8217;Unità &#8211; notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica</a>.</p>
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		<title>LASTAMPA.it: Soffocata da una macchina tessile, choc nel Biellese</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 12:11:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ghermita e uccisa da una macchina tessile. E&#8217; successo questa mattina in un&#8217;azienda di Cerreto Castello, &#8220;Anordibiella&#8221;: la vittima è Maria Elena Toppa,  39 anni, madre di due bambini, residente a...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://edizioni.lastampa.it/biella/articolo/lstp/37999/?wtrk=cpc.social.Twitter&amp;utm_source=Twitter&amp;utm_medium=&amp;utm_campaign="><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/d198a81328.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Ghermita e uccisa da una macchina tessile. E&#8217; successo questa mattina in un&#8217;azienda di Cerreto Castello, &#8220;Anordibiella&#8221;: la vittima è Maria Elena Toppa,  39 anni, madre di due bambini, residente a Quaregna. In fabbrica al momento dell&#8217;infortunio la donna era con un collega. E&#8217; stato quest&#8217;ultimo a dare l&#8217;allarme: ha sentito delle invocazioni d&#8217;aiuto e quando è arrivato per la donna non c&#8217;era più nulla da fare. Secondo una prima ricostruzione, la donna stava lavorando a un&#8217;orditrice quando negli ingranaggi è finito un lembo del suo maglione. E&#8217; stato un attimo e per la donna non c&#8217;è stato nulla da fare: è morta soffocata. Carabinieri e Spresal hanno avviato un&#8217;indagine, in fabbrica è arrivata anche la segretaria provinciale della Cgil tessili, Romana Peghini.</p>
<p>via <a href="http://edizioni.lastampa.it/biella/articolo/lstp/37999/?wtrk=cpc.social.Twitter&amp;utm_source=Twitter&amp;utm_medium=&amp;utm_campaign=">LASTAMPA.it: Soffocata da una macchina tessile, choc nel Biellese</a>.</p>
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		<title>Il &#8220;dietro le quinte&#8221; del Movimento 5 Stelle &#124; salto.bz</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 12:06:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qual è l&#8217;origine dello straordinario successo conseguito dal Movimento 5 Stelle alle recenti elezioni politiche? Ne parliamo con un esperto che ci aiuta a decodificare la complessa amalgama di marketing,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.salto.bz/de/article/23032013/il-dietro-le-quinte-del-movimento-5-stelle"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/pinta1.jpg" /></a></p>
<p>Qual è l&#8217;origine dello straordinario successo conseguito dal Movimento 5 Stelle alle recenti elezioni politiche? Ne parliamo con un esperto che ci aiuta a decodificare la complessa amalgama di marketing, spettacolo e intuito che ha portato Beppe Grillo a diventare l&#8217;ago della bilancia della politica italiana.</p>
<p>di Luca Sticcotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Movimento 5 Stelle è la grande novità della politica italiana. Ma come funziona? Come si è sviluppato? Chi sta dietro le quinte? Quali sono le forme di partecipazione, vecchie e nuove, che veicola?</p>
<p>Per orientarci e capire meglio il fenomeno  abbiamo fatto una chiacchierata con Flavio Pintarelli, esperto di marketing, comunicazione e web 2.0.</p>
<p>Il quadro che scaturisce è interessante fornisce una serie di chiavi di lettura sia del movimento politico guidato Beppe Grillo che dei meccanismi che oggi muovono informazione e politica, non sempre veicolanti l&#8217;agognata formazione del senso critico dei cittadini.</p>
<p><strong>Flavio Pintarelli, il Movimento 5 Stelle ha preso 8 milioni e mezzo di voti alle ultime elezioni politiche. Qual è la sua vera forza? Ed il suo tasso di compattezza?</strong></p>
<p>Le visioni dei guru Grillo e Casaleggio spesso divergono da quelle dei militanti e simpatizzanti.</p>
<p>Esiste una schizofrenia tra un movimento posseduto da un privato che ne detiene il marchio registrato e i militanti che dicono di non avere mai avuto delle ingerenze e ordini dall&#8217;alto.</p>
<p>Una delle grandi contraddizioni del Movimento 5 Stelle riposa nella visione del web di Grillo e Casaleggio. Il movimento si dichiara postideologico ma ha, di fatto, una visione della rete assolutamente ideologica. Lo dimostrano le analisi predittive di Casaleggio Gaia e Prometeus.</p>
<p><strong>In che senso la visione della rete che propongono sarebbe &#8220;ideologica&#8221;?</strong></p>
<p>Cancellano tutti i rapporti di forza. La rete è vista come una realtà piana e aconflittuale, una cosa assolutamente lontana dalla realtà.</p>
<p>Questa visione è condivisa da tutti i sostenitori del movimento?</p>
<p>Io credo di no, anche se non ho dati per dimostrarlo.</p>
<p><strong>Lo strumento fondamentale di comunicazione nel movimento è il blog di Beppe Grillo. Come funziona?</strong></p>
<p>C&#8217;è una personalità che decide cosa viene pubblicato. Poi c&#8217;è un&#8217;area per i commenti ma in realtà Grillo non interviene, non ribadisce, non dà risposte. La cosa in realtà risponde ad una nozione di marketing piuttosto chiara che è quella dell&#8217;influencer, di cui Casaleggio in Italia è uno dei più grossi teorici.</p>
<p><strong>Chi sono gli influencer?</strong></p>
<p>Il marketing digitale parte da questo assunto: il web 2.0 ha dato al consumatore la possibilità di prendere la parola e influire direttamente sulle scelte delle aziende attraverso la capacità di produrre e condividere informazioni. In rete allora sulla base di meccanismi sociali e semiotici si creano degli utenti che vengono ritenuti autorevoli e attendibili e che dunque sono in grado di esercitare un&#8217;influenza sulle abitudini dei consumatori.</p>
<p><strong>E&#8217; nato prima l&#8217;uovo o la gallina? Cioè&#8230; prima Casaleggio o Grillo?</strong></p>
<p>Casaleggio è nato prima del fenomeno del Grillo politico o movimentista. Per molti anni Casaleggio è stato responsabile delle reti per Telecom, poi si è messo in proprio. Casaleggio &amp; Associati si occupa di entertainment ma è stata anche per anni consulente dell&#8217;Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Di Pietro è stato uno dei primi politici in Italia ad aprire un canale su youtube. La Casaleggio &amp; Associati è anche un editore che produce libri e dvd e che attorno a questo fenomeno ha creato anche un suo mercato e lo ha monetizzato.</p>
<p><strong>Quali sono le forme di partecipazione che vengono veicolate in un progetto politico di questo genere?</strong></p>
<p>La scelta della democrazia diretta si basa in questo contesto su una possibilità tecnologica e cioè che le persone possano esprimere direttamente le proprie opinioni e partecipare ai processi decisionali utilizzando delle piattaforme web.</p>
<p><strong>Detto così sembra tutto rose e fiori. </strong></p>
<p>In realtà lo scenario è piuttosto problematico. Innanzitutto da un punto di vista di accesso alle tecnologie: il digital divide in questo momento rappresenta la divisione di classe per eccellenza. Qualsiasi insegnante che abbia un minimo di competenze sul digitale potrà dire che gli studenti con la maggiore alfabetizzazione informatica sono quelli che vengono da famiglie tra virgolette borghesi. Meno ne hanno i figli degli operai e degli immigrati.</p>
<p><strong>Qual è l&#8217;effettiva percezione dei sostenitori in merito al tasso di democrazia interna al movimento?</strong></p>
<p>In buona parte hanno sposato la visione ideologica che il web sarebbe una tecnologia liberante di per sé.</p>
<p>Si sentono avanti, pensano che quello è il futuro e che loro stanno già nuotando in quel mare…</p>
<p>Proprio così. Il problema sta nel fatto che internet è una rete che si compone di protocolli informatici di comunicazione e infrastrutture fisiche. In realtà non è assolutamente vero che internet sia libera. Se google domani decide che il tuo sito non si deve più vedere il tuo sito non si vedrà. Di fatto per scomparire basta non essere più presenti sulla prima o seconda pagina dei motori di ricerca.</p>
<p>Continua a leggere: <a href="http://www.salto.bz/de/article/23032013/il-dietro-le-quinte-del-movimento-5-stelle">Il &#8220;dietro le quinte&#8221; del Movimento 5 Stelle | salto.bz</a>.</p>
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		<title>La Stampa &#8211; Il primo viaggio di Xi Jinping è nella Mosca di Putin</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 19:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ANNA ZAFESOVA È appena cominciata, ma viene già definita un successo: la visita del nuovo leader cinese Xi Jinping, la prima all’estero dopo il suo insediamento, ha come destinazione Mosca....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lastampa.it/2013/03/22/esteri/il-primo-viaggio-di-xi-jinping-e-nella-mosca-di-putin-ic1dbUIibUBBqH93PV4zbN/pagina.html"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/RussiaChinaJPEG-0b3d7_1363941054-330x185.jpg' alt='' /></a></p>
<p>ANNA ZAFESOVA</p>
<p>È appena cominciata, ma viene già definita un successo: la visita del nuovo leader cinese Xi Jinping, la prima all’estero dopo il suo insediamento, ha come destinazione Mosca. Un favore ricambiato, dopo che Vladimir Putin, dopo la sua terza rielezione, scelse Pechino invece che Washington come metà del primo viaggio all’estero. Secondo il presidente russo, «le relazioni russo-cinesi sono uno dei principali fattori della politica globale», e la permanenza di Xi a Mosca «avrà risultati storici». Dal canto suo, Xi ha confermato che «non siamo venuti invano».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I risultati, almeno a livello economico, sono in effetti tangibili: la major statale Rosneft ha firmato ieri con i colleghi della Cnpc di Pechino un contratto per raddoppiare le forniture di greggio in Cina a 31 milioni di tonnellate l’anno. Il presidente della compagnia petrolifera Igor Sechin, uno degli uomini più vicini al presidente russo, ha anche annunciato l’ottenimento di un prestito di tre miliardi di dollari dalla Banca cinese per lo sviluppo dei giacimenti, inclusi quelli del mare di Barents e della Siberia Orientale, approfittando del diritto esclusivo di Rosneft e Gazprom sui giacimenti off-shore. Alcuni di questi progetti erano stati per anni oggetto di negoziati con le major americane ed europee, che però si sono ritirate sia a causa delle complessità tecniche dell’estrazione in un mare ghiacciato, che soprattutto per le difficoltà nel trattare con i partner russi sempre più diffidenti verso gli occidentali. Le crescenti tensioni sulle violazioni dei diritti umani e la mancanza di democrazia spingono Mosca a guardare sempre più volentieri a Oriente: i cinesi non fanno obiezioni se un oppositore del Cremlino finisce in carcere, e per di più la loro fame di materie prime ed energia resta ancora insaziabile, a differenza degli Usa e dell’Europa in crisi. Fondamentale per la politica della «superpotenza energetica» teorizzata dai putiniani. Anche se l’agognato contratto trentennale per le forniture di metano è slittato ancora: nonostante la firma di un memorandum d’intesa, resta evidente che i prezzi offerti da Gazprom insieme ai vincoli su condizioni, volumi e durata dell’impegno, continuano ad apparire ai cinesi troppo pesanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A parte l’economia, la posizione comune all’Onu in difesa del regime di Assad ha ulteriormente consolidato l’asse Mosca-Pechino, che nei primi anni della sua presidenza Putin invece costruiva con cautela, temendo la soverchiante potenza economica e demografica del vicino asiatico, ormai emancipatosi dalla condizione di “fratello minore” che occupava nella famiglia comunista ai tempi di Stalin e Mao. E così Xi Jinping viene ricevuto a Mosca in pompa magna, con guardie d’onore e profluvio di aggettivi come “storico”, “cruciale” e “secolare” e la promessa del nuovo presidente cinese «verrò a trovarvi spesso».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la vera star di questo spettacolo diplomatico sembra Peng Liyuan, la First lady cinese al suo esordio internazionale. Ex cantante lirica, si esibirà domani a Mosca insieme al famoso coro dell’ex Armata Rossa, cantando in russo e in cinese una canzone popolare dell’epoca sovietica. Gli obiettivi dei fotografi delle agenzie internazionali sono tutti puntati sul cappottino blu della signora Peng, sul suo sorriso cordiale, la disinvoltura inedita per la nomenclatura cinese con cui si comporta in pubblico, permettendosi addirittura di mettere la mano sul braccio del marito mentre scende la scaletta dell’aereo. Qualcuno già vorrebbe affidare all’elegante e simpatica moglie del presidente cinese una rivoluzione analoga a quella compiuta a suo tempo da Raissa Gorbaciova (ma nel frattempo al Cremlino si è tornati a first lady invisibili e gira addirittura voce che Lyudmila Putina sia stata rinchiusa in monastero, come le zarine sgradite del Medioevo).</p>
<p>via <a href="http://www.lastampa.it/2013/03/22/esteri/il-primo-viaggio-di-xi-jinping-e-nella-mosca-di-putin-ic1dbUIibUBBqH93PV4zbN/pagina.html">La Stampa &#8211; Il primo viaggio di Xi Jinping è nella Mosca di Putin</a>.</p>
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		<title>A Salerno torna di moda il “Principato” &#124; Zerottonove</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=43994</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 16:14:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembrava ormai chiusa la querelle relativa all’istituzione del “Principato di Salerno“, dopo i vari NO raccolti dall’on. Edmondo Cirielli in giro per la Campania – e non solo, ndr –...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.zerottonove.it/a-salerno-torna-di-moda-il-principato/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/Senato-e1363859892790.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Sembrava ormai chiusa la querelle relativa all’istituzione del “Principato di Salerno“, dopo i vari NO raccolti dall’on. Edmondo Cirielli in giro per la Campania – e non solo, ndr – durante la sua permanenza a Palazzo Sant’Agostino con la carica di Presidente della Provincia di Salerno.</p>
<p>Lo stesso on. Cirielli però, riuscito ad entrare in Parlamento nella lista del partito “Fratelli D’Italia“, ha presentato una proposta di legge – inserita tra le 550 già depositate alla Camera dei Deputati in questi primi giorni di legislatura &#8211; per poter istituire il suddetto Principato, rendendo dunque la città e la provincia di Salerno una regione a sè stante, distaccata dunque dalla regione Campania e, in particolare, da quel napolicentrismo di cui tanto si è parlato nel corso degli ultimi anni.</p>
<p>Bisognerà ovviamente chiedersi come mai l’onorevole Cirielli abbia voluto presentare tale proposta alla Camera nonostante le tante incompatibilità rese note nel corso della sua campagna di promozione del Principato: che sia questo l’unico modo per distaccarsi dalle progettualità del presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, senza commento alcuno riguardo ciò che è stato detto e fatto nel corso di questi anni in favore della città e della provincia di Salerno? Quali potrebbero essere gli altri obiettivi dell’on. Cirielli?</p>
<p>via <a href="http://www.zerottonove.it/a-salerno-torna-di-moda-il-principato/">A Salerno torna di moda il “Principato” | Zerottonove</a>.</p>
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		<title>Carcere di Augusta: gravi carenze igieniche e strutturali per il corpo della Polizia penitenziaria, e per i detenuti?</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/c_640_300_0_00___images_siracusa_articoli_2013_01_AUGUSTA_carcere_di_Brucoli_2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-43988" alt="c_640_300_0_00___images_siracusa_articoli_2013_01_AUGUSTA_carcere_di_Brucoli_2" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/c_640_300_0_00___images_siracusa_articoli_2013_01_AUGUSTA_carcere_di_Brucoli_2.jpg" width="640" height="300" /></a></p>
<p>Leggiamo in una nota di Massimiliano Di Carlo, dirigente nazionale della Fsa &#8211; Cnpp al capo del Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria, inviata al provveditore dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria per la Sicilia, al direttore del carcere di contrada Piano Ippolito e alle segreterie generale, regionale e provinciale del sindacato, dove viene denunciato il degrado che regna nei luoghi di lavoro della casa di reclusione di Augusta.</p>
<p>Il corpo di Polizia penitenziaria del carcere di Augusta subisce condizioni di lavoro al limite della sopportabilità:</p>
<p>&#8220;Si sollecitano iniziative con lo stanziamento di idonee risorse per ricondurre la struttura ad un sufficiente livello di funzionalità e di igiene, in assenza delle quali, non si esiterà a coinvolgere il personale in azioni di protesta. Nella missiva vengono segnalate gravi criticità e disfunzioni della struttura penitenziaria.</p>
<p>Nello specifico i rappresentanti dei luoghi di lavoro (R.L.S. ai sensi della Legge 81/08) stigmatizzano, una situazione di generale degrado delle strutture destinate al personale di Polizia Penitenziaria: cassette del pronto soccorso pressoché assenti nei luoghi di lavoro del personale e le poche presenti, con il materiale contenuto scaduto oppure mancante; necessità di installare apposite zanzariere elettriche constatata la notevole presenza di zanzare ed insetti vari durante tutto l’anno che nemmeno le disinfestazioni periodiche riescono a debellare; servizi igienici in uso al personale in stato di indecenza che necessitano della urgente sostituzione dei sanitari e di tinteggiatura; luoghi di lavoro, uffici e locali vari, e la mensa agenti, che richiedono l’installazione di sistemi di climatizzazione per rendere meno pesanti le condizioni di lavoro; rifacimento rivestimento del pavimento della sala regia da tempo deteriorato.&#8221;.</p>
<p>Diamo risalto all&#8217;allarme lanciato e chiediamo in quali di condizioni d&#8217;igiene, salubrità e sicurezza versano i locali dove vivono i reclusi?</p>
<p>Leggi <a href="http://www.giornaledisiracusa.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=17883:gravi-carenze-strutturali-e-igieniche-denunciate-dalla-fsa-cnpp-nel-carcere-di-augusta&amp;catid=349&amp;Itemid=1091">Carcere di Augusta, denuncia della Fsa-Cnpp &#8220;Gravi carenze strutturali e igieniche&#8221; &#8211; Giornale di Siracusa</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Elogio del Compromesso di Antonio Sgobba &#8211; Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 10:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[«L’arte del compromesso, che è stata un’arte della politica, non è più valida». Beppe Grillo, nell’intervista a «Time», è stato chiaro. Dario Fo: «Se andiamo col compromesso, andiamo a rifare...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://lettura.corriere.it/elogio-del-compromesso/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/mediazione_600x350.jpg' alt='' /></a></p>
<p>«L’arte del compromesso, che è stata un’arte della politica, non è più valida». Beppe Grillo, nell’intervista a «Time», è stato chiaro. Dario Fo: «Se andiamo col compromesso, andiamo a rifare tutto daccapo. Troppa intransigenza? Ma è per mancanza di intransigenza che siamo arrivati a questo punto». Pierluigi Bersani ha poi detto senza metafore: «Non riteniamo né praticabili né credibili accordi di governo tra noi e la destra». La portavoce Alessandra Moretti ha aggiunto: «Non possiamo scendere a compromessi con Berlusconi». Per il Pdl ha chiuso il cerchio Cicchitto: «Il nodo politico resta uguale, non ci si può chiedere di fare un accordo».</p>
<p>Sembra ci sia un solo punto su cui i tre partiti protagonisti della politica italiana possono essere d’accordo: non si metteranno mai d’accordo. Risultato? Lo stallo. Non si tratta certo di un’eccezionalità italiana. «Il rifiuto sistematico del compromesso è un problema per ogni democrazia. Pregiudica il progresso politico e favorisce lo status quo», scrivono in The Spirit of Compromise. Why Governing Demands it and Campaigning Undermines it (Princeton University Press, 2012) Amy Gutmann e Dennis Thompson, rispettivamente presidente dell’Università della Pennsylvania e professore di filosofia politica a Harvard. I due politologi prendono in esame casi esemplari dalla politica Usa. Tra i quali il dibattito del 2011 sul tetto del debito sovrano: «Un Congresso diviso. Un accordo tra i due partiti appariva l’unica via per evitare il rischio default. Obama riuscì ad annunciare che i leader di democratici e repubblicani avevano raggiunto un accordo solo all’ultimomomento, la notte del 31 luglio». Preferire lo status quo non vuol dire lasciare le cose immutate. «Significa solo che i politici lasciano che siano altre forze a controllare il cambiamento», spiegano Gutmann e Thompson.</p>
<p>Ma l’ostilità al compromesso continua a crescere. Come mai? Secondo i due autori i fattori determinanti sono tre. Primo: la campagna elettorale permanente. «Prima del voto è un processo democratico indispensabile», scrivono. Il problema nasce quando diventa «intrusiva nell’attività di governo». Secondo: «La tendenza dei media a seguire la politica come le corse dei cavalli». Chi ha vinto? Chi ha perso? Con quale distacco? Sia che si tratti della competizione elettorale, sia dell’attività di governo. Terzo: la caccia ai soldi. «Dal primo giorno dopo le elezione, i deputati iniziano il fundraising per essere rieletti. Una raccolta fondi no stop che li tiene impegnati costantemente a scapito della loro attività». Dei tre il più pesante è il primo, influenza anche gli altri due. «Una campagna appassionata gioca un ruolo morale e pratico in democrazia. Fa sì che i candidati possano comunicare quali sono i loro principi guida e il modo in cui si differenziano dagli avversari. Ma quell’atteggiamento chiuso al compromesso non è utile quando è il momento di governare: un leader eletto a quel punto non deve solo tenere fede ai suoi principi, deve anche fare concessioni. Deve rispettare i suoi oppositori e collaborare per legiferare». Il rifiuto del compromesso quando è tempo di governare è «una specie invasiva proliferata fuori dal suo habitat naturale».</p>
<p>Continua a leggere <a href="http://lettura.corriere.it/elogio-del-compromesso/">Notizie di libri e cultura del Corriere della Sera</a>.</p>
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		<title>Il cigno nero della politica italiana di Mattia Peradotto &#8211; Ateniesi.it</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 09:41:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Grillo è un cigno nero. Ormai, in una politica zoologizzata fino al midollo fra tacchini, giaguari, grilli e altre incantevoli bestiole, nulla sembra più tanto strano. Grillo è stato il...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ateniesi.it/il-cigno-nero-della-politica-italiana/#.UUrHHP0Ght0.twitter"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/Beppe-Grillo-a-Napoli.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Grillo è un cigno nero. Ormai, in una politica zoologizzata fino al midollo fra tacchini, giaguari, grilli e altre incantevoli bestiole, nulla sembra più tanto strano. Grillo è stato il cigno nero  della politica italiana, un evento inaspettato o molto più probabilmente sottovalutato. Un evento d’impatto forte, basta vedere lo sconquasso che ha portato a destra come a sinistra, senza contare il centro praticamente azzerato dallo Tsunami. Un evento infine per cui dal giorno delle elezioni in avanti si è tentato di trovare una spiegazione, una forzata razionalizzazione della sua ascesa nello scetticismo precedente, nello stupore seguente e nell’immobilismo attuale.</p>
<p>Fiumi d’inchiostro sono stati versati sul “fenomeno Grillo”, sullo tsunami della politica italiana, castigatore degli sprechi e della casta. I “cari leader”, tutti, ci hanno bonariamente detto un minuto dopo il risultato elettorale che ovviamente loro sapevano, loro se lo aspettavano, anzi loro lo avevano previsto quel risultato. Gli opinionisti e gli editorialisti, poi, avevano praticamente la realtà sotto gli occhi, hanno confezionato spiegazioni puntuali dei “perché” e dei “per come” un movimento come quello era ovvio, quasi logico, che arrivasse dov’è arrivato.</p>
<p>Questo affanno di “prevedibilità retrospettiva”, come la chiama Nassim Taleb nel suo libro, mi ha fatto rabbia e tenerezza assieme. Si sapeva tutto ma nessuno ha fatto nulla per provare a cambiare il corso delle cose, come se Grillo fosse un novello Fato, immodificabile e ineluttabile, che bisognava solo aspettare. Io penso invece che Grillo sia davvero un cigno nero, e come tale adesso, nella realtà toccata e cambiata dal suo tsunami, ne vive tutti i pericoli. I cigni neri sono avvenimenti isolati, improbabili, ma con un impatto forte che modifica il corso degli eventi. Sono shock che rivelano a volte lo stesso grado di opportunità e di minacce, di prospettive positive da cogliere o negative da evitare, a patto che non si tenti quella forma di assicurazione mentale che ci spinge a spiegare l’evento come se fosse assolutamente prevedibile a posteriori.</p>
<p>Questo stanno facendo parte della classe dirigente del PD e parte della stampa. Stanno cercando di utilizzare quella “prevedibilità retrospettiva (ma non prospettiva)” che farebbe rientrare Grillo in un fenomeno assolutamente lineare, logico, modellizzabile, senza coglierne il senso profondo e senza concentrarsi sugli aspetti non prevedibili, che darebbero al PD gli strumenti per sfidare davvero Grillo e non essere più travolto dagli eventi.</p>
<p>Non bisogna imparare tanto a difendersi dai cigni neri, quanto a prenderne consapevolezza. Il cigno nero in sé, infatti, non è un cataclisma, ma l’impatto è amplificato dal nostro approccio ad esso. Sempre Taleb ci offre una bellissima metafora del rapporto tra PD (linea Bersani) e Grillo (movimento “Cigno nero”): “Il vero pericolo, la vera miccia del Cigno nero siamo noi, il fatto che noi tendiamo a comportarci come se questo non esistesse”. Eccolo il nocciolo, noi. Il PD si è comportato per mesi, anche dopo sentori dello scossone in arrivo, come se il cigno nero non esistesse. Era convinto di vincere, aveva una visione logica, lineare, prevedeva il corso degli eventi: si sentiva destinato alla vittoria per “manifesta superiorità”, per mancanza dell’avversario. Negava la possibilità che qualcosa d’imprevedibile potesse accadere e questa cecità lo ha lasciato impreparato, in balia dell’onda.</p>
<p>Il Pd non deve commettere lo stesso errore in cui sta ricadendo: cercare di spiegare a posteriori il fenomeno Grillo per autoassolversi, per tranquillizzare. Deve imparare a considerare l’incertezza, a cogliere i segnali, deve essere “inquieto nella ricerca”. Il rischio in queste situazioni è fermarsi a “guardare i dettagli”, come dice ancora Taleb, “invece del quadro generale”. “Continuiamo a guardare le minuzie invece di concentrarci sui grandi eventi possibili”: otto milioni di voti in movimento sono davvero un grande evento. Il Pd non può perseverare nella cecità, è ora che la sua dirigenza ne prenda atto. L’improbabile governa le nostre vite e un Grillo nero è sempre in agguato.</p>
<h4 style="margin: 0px 0px 10px; padding: 0px; font-size: 18px; color: #666666; font-family: 'Segoe UI', sans-serif; line-height: normal; background-color: #f8f8f8;">Mattia Peradotto    <a style="margin: 0px; padding: 0px; color: #555555; text-decoration: none;" href="https://twitter.com/Mperadotto" target="_blank"><img style="margin: 0px 3px 0px 0px; padding: 0px; border-style: none; max-width: 675px; background-image: none; opacity: 1; -webkit-transition: all 0.4s ease;" alt="twitter" src="http://www.ateniesi.it/wp-content/plugins/author-bio-box/twitter.png" /></a></h4>
<div id="autor-gravatar" style="margin: 0px; padding: 0px; font-size: 14px; font-family: 'Segoe UI', sans-serif; vertical-align: baseline; border: 0px; outline: 0px; float: left; color: #3e3e3e; line-height: normal; background-color: #f8f8f8;"><img class="wp-user-avatar wp-user-avatar-70 avatar avatar-70 photo" style="margin: 0px 15px 0px 0px; padding: 3px; border: 1px solid #cccccc; width: 70px; height: 70px; float: left; max-width: 675px; background-color: #ffffff;" alt="Mattia Peradotto" src="http://www.ateniesi.it/wp-content/uploads/2013/03/Mattia-foto-150x150.jpg" width="70" height="70" /></div>
<p id="autor-desc" style="margin: 0px 0px 10px; padding: 0px; color: #3e3e3e; font-family: 'Segoe UI', sans-serif; font-size: 14px; line-height: normal; background-color: #f8f8f8;">Ventitre anni, Ingegnere gestionale in erba al Politecnico di Milano, frequenta il corso di laurea specialistica in Management presso il medesimo ateneo. Australiano d’adozione per sei mesi di vita da “exchange student” al Royal Melbourne Institute of Thechnology. Consigliere comunale PD nella Romagna natale, liberale-sociale nel DNA, appassionato di politica da sempre, tifoso del Milan da tre generazioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>via <a href="http://www.ateniesi.it/il-cigno-nero-della-politica-italiana/#.UUrHHP0Ght0.twitter">Il cigno nero della politica italiana</a>.</p>
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		<title>Muos, parla la mamma aggredita dalla polizia «Sembrava che mi volesse strozzare» &#124; CTzen</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 11:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Di Claudia Campese, Salvo Catalano Desirée Ristagno partecipa alle lotte a Niscemi contro l’installazione delle nuove antenne militari Usa fin dal principio. La vita al presidio per lei scorre...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://ctzen.it/2013/03/20/muos-parla-la-mamma-aggredita-dalla-polizia-sembrava-che-mi-volesse-strozzare/?utm_medium=twitter&amp;utm_source=twitterfeed"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/ctzen-logo.png' alt='' /></a></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; color: #666666; font-family: Arial, sans-serif; font-size: 12px; font-weight: bold; line-height: normal;">Di Claudia Campese, Salvo Catalano</span></p>
<p>Desirée Ristagno partecipa alle lotte a Niscemi contro l’installazione delle nuove antenne militari Usa fin dal principio. La vita al presidio per lei scorre serena. Spesso porta lì anche suo figlio, Ciro, 10 anni. Ma, il 15 marzo scorso, durante un blocco per evitare il passaggio di alcuni mezzi diretti alla base, la giovane mamma viene trascinata a forza e gettata a terra da un agente in borghese. «Ricordo poco, ho rimosso, ma io mi ero opposta solo con il mio corpo, senza violenza», racconta</p>
<p>Desirée Ristagno è una mamma. Giovane, di Niscemi, cresce da sola suo figlio, senza compagno. Ma con l’aiuto di sua madre, che a volte tiene Ciro, 10 anni, con sé la notte. Perché Desirée è anche una militante No Muos, fin dal principio attiva al presidio accanto alla base militare Usa in territorio nisseno dove, dopo le decine di antenne già presenti, gli Stati Uniti vogliono costruire un nuovo sistema satellitare. E lei, come molti suoi concittadini e siciliani, non ci sta. La vita al presidio per Desirée è «condivisione di tempi e di spazi, che fanno bene anche a mio figlio». I turni, la cucina, le notti. Ma ultimamente non sono mancati i momenti di tensione, che l’hanno vista inconsapevole protagonista. Come il 15 marzo quando, durante un blocco per impedire l’accesso di alcuni mezzi alla base militare, Desirée è stata aggredita da un poliziotto in borghese. Trascinata via a forza dal gruppo e gettata a terra, il corpo dell’uomo sul suo. Non ricorda quasi nulla di quei momenti: «Ho rimosso», dice. Ma, quando racconta, sembra ancora un po’ scossa.</p>
<p>«Mi è stato raccontato che, quando mi ha buttato a terra, sembrava mi volesse strozzare». «Il fatto che gli si sia buttato addosso è stato interpretato anche in un altro modo», aggiunge una donna niscemese del comitato Mamme No Muos. In ogni caso, una violenza. Che, dalle immagini video e dalle foto di quei momenti, appare ingiustificata. «Io mi sono opposta al passaggio dei mezzi senza violenza, solo con il mio corpo – racconta Desirée, che mima il momento tenendo le mani alzate – C’è chi voleva dialogare, cercando di tranquillizzarmi, e chi mi ha preso di forza e allontanato». Sembrava finita lì ma, a un tratto, il poliziotto torna indietro, scaraventa Desirée a terra e le sale addosso. Quasi come fosse un fatto personale. «Ma io non lo conosco, non l’ho mai visto prima», spiega la ragazza. «Fortunatamente c’erano anche altre persone lì intorno che mi hanno salvato dall’uomo nero – sdrammatizza – e varie foto e videocamere a documentare tutto».</p>
<p>La disavventura però non le ha fatto cambiare idea. La incontriamo al presidio, dove passa gran parte della sua giornata ed è tra i membri più attivi. «E’ bello vivere in comunità, condividere lo spazio e il tempo», racconta. E lo fa anche per Ciro, suo figlio. «Qui impara a vivere con altre persone, spesso sconosciute, e non per forza protetto dalle quattro mura di casa – spiega Desirée – I bambini saranno gli uomini futuri, è importante creare in loro la disponibilità all’altro, al diverso». Così Ciro partecipa alla vita del presidio. Gioca, per lo più, nel grande terreno che i No Muos stanno comprando e che sta diventando una piccola città di spazi comuni costruiti con materiali di fortuna. «Qui abbiamo provato anche a fare i compiti e ha funzionato abbastanza bene», racconta la madre. Ma Ciro, durante le manifestazioni, è anche capace di arringare la folla, con discorsi che farebbero impallidire il più consumato dei militanti. Sempre, tiene d’occhio la madre. Come quando fa capolino nella tenda in cui chiacchieriamo con Desirée, che non ama le telecamere, per vedere se va tutto bene.</p>
<p>via <a href="http://ctzen.it/2013/03/20/muos-parla-la-mamma-aggredita-dalla-polizia-sembrava-che-mi-volesse-strozzare/?utm_medium=twitter&amp;utm_source=twitterfeed">Muos, parla la mamma aggredita dalla polizia «Sembrava che mi volesse strozzare» | CTzen</a>.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/qc4Gl4mUSWs" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
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		<title>Il delirio del ministro svedese Borg sull&#8217;Italia &#8211; Formiche</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 10:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Altroché Cipro, il maggior pericolo per la ripresa dell’area euro è costituito dall’Italia, ha affermato il ministro delle finanze della Svezia Anders Borg: “E’ importante capire quanto sia profonda la...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.formiche.net/2013/03/20/il-delirio-del-ministro-svedese-borg-sullitalia/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/Svezia-Anders-Borg1.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Altroché Cipro, il maggior pericolo per la ripresa dell’area euro è costituito dall’Italia, ha affermato il ministro delle finanze della Svezia Anders Borg: “E’ importante capire quanto sia profonda la crisi europea”, ha detto durante una conferenza a Stoccolma, secondo quanto riporta Dow Jones. Secondo Borg per quanto le situazioni di Spagna e Cipro siano preoccupanti, lo sono meno di quella dell’Italia che deve ancora riuscire a formare un nuovo governo.Per questo secondo il ministro svedese la Penisola rappresenta il “maggiori fattore di rischio” a carico dell’economia di Eurolandia.Indirettamente Borg ha invece ridimensionato il caso Cipro, affermando innanzitutto che fronteggia problemi simili a quelli che hanno avuto, e superato, paesi vicini della Svezia come Islanda e Lettonia. Peraltro vista la mole di Cipro e dell’Ue il salvataggio dell’isola sarebbe comunque un “problema limitato”.Semmai Stoccolma vede in questa vicenda una conferma del suo scetticismo a partecipare all’Unione bancaria a cui puntano i paesi Ue, ha concluso Borg.</p>
<p>via <a href="http://www.formiche.net/2013/03/20/il-delirio-del-ministro-svedese-borg-sullitalia/">Il delirio del ministro svedese Borg sull&#8217;Italia &#8211; Formiche</a>.</p>
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		<title>lucisullest.it &#8211; GERMANIA – ISLAM: Westfalia, il governo contro i salafiti che plagiano i giovani tedeschi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 10:03:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Allarme per possibili attentati contro politici e leader religiosi. Messi fuori legge tre gruppi affiliati al movimento colpevoli di corrompere i giovani tedeschi. Ad Alessandria un istituto per insegnare arabo...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=8463#.UUmIk1t5yI1"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/RClogo.gif' alt='' /></a></p>
<p>Allarme per possibili attentati contro politici e leader religiosi. Messi fuori legge tre gruppi affiliati al movimento colpevoli di corrompere i giovani tedeschi. Ad Alessandria un istituto per insegnare arabo e cultura islamica ai giovani europei, ma anche per formare potenziali terroristi.</p>
<p>Berlino (AsiaNews 19-03-2013) &#8211; Berlino lancia l&#8217;allarme per possibili attentati contro politici e leader religiosi ad opera dei salafiti. A preoccupare il governo tedesco è il caso esploso lo scorso 13 marzo, nello Stato del nord Reno-Westfalia, dove la polizia ha sventato un attentato organizzato da alcuni miliziani salafiti contro i membri del Pro-Nrw, partito di estrema destra. Gli agenti hanno arrestato quattro islamisti, tre musulmani con passaporto tedesco e un albanese, che stavano pianificando un attacco per uccidere Markus Beisicht, capo della Pro-NRW, a Leverkusen.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In questi anni al movimento hanno aderito non solo immigrati di secondo o terza generazione, ma anche molti giovani tedeschi. Il pericolo è tale da spingere Hans-Peter Friedrich, ministro degli Interni tedesco, a bandire di recente tre gruppi legati all&#8217;estremismo islamico. Uno di questi, il Dawa FFM, ha fatto per anni propaganda di odio contro i tedeschi non musulmani e i cristiani, incitando in più occasioni i suoi seguaci ad assaltare i simboli della società laica. Preoccupati per la crescita dell&#8217;estremismo islamico nei loro Paesi, anche i media egiziani e giordani in lingua araba riportano la pericolosa situazione presente in Germania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Volkhard Krech, docente del Center for Religious Studies (Ceres) della Ruhr-Universität di Bochum (Nord Reno-Westphalia), afferma ad AsiaNews che l&#8217;islam ha iniziato ad essere attraente, come lo erano negli anni &#8217;70 e &#8217;80 le ideologie di estrema sinistra ed estrema destra, ma non si può ancora parlare di una tendenza radicata. Per il professore i giovani sono affascinati dalle rigide regole di vita imposte dall&#8217;estremismo islamico, che sembra offrire loro un orientamento in una modernità che li confonde. Krech dichiara che nella regione del nord Reno-Westfalia  gli aderenti al movimento sono poco più di 1000 su una popolazione musulmana di 250mila persone. Nella regione la comunità islamica è ben integrata, molti di loro hanno cittadinanza tedesca. Tuttavia, nonostante il loro esiguo numero i salafiti fanno paura, anche agli stessi musulmani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Germania vivono circa 4,3 milioni di persone di religione islamica. Di questi oltre 1, 5 milioni sono immigrati che hanno ottenuto la cittadinanza tedesca.</p>
<p>Continua a leggere: <a href="http://www.lucisullest.it/dett_news.php?id=8463#.UUmIk1t5yI1">GERMANIA – ISLAM: Westfalia, il governo contro i salafiti che plagiano i giovani tedeschi</a>.</p>
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		<title>Consultazioni al via: anche Grillo al Colle &#8211; Italia &#8211; l&#8217;Unità &#8211; notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 09:39:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Marcella Ciarnelli 20 marzo 2013 Cominciano le consultazioni del presidente della Repubblica che potrà decidere, al termine di esse, a chi affidare l’incarico per la formazione del nuovo governo....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.unita.it/italia/consultazioni-grillo-al-colle-casaleggio-no-1.490069"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/1942351379.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Di Marcella Ciarnelli 20 marzo 2013</p>
<p>Cominciano le consultazioni del presidente della Repubblica che potrà decidere, al termine di esse, a chi affidare l’incarico per la formazione del nuovo governo.</p>
<p>Al via i colloqui al Quirinale</p>
<p>Secondo prassi i primi ad essere ascoltati questa mattina saranno i neoeletti presidenti del Senato e della Camera. Subito dopo sarà il turno delle diverse forze politiche. Per compilare il calendario è stato necessario attendere che venissero eletti i capigruppo che, nel quadro della democrazia parlamentare che regge la Repubblica, sono gli interlocutori naturali del Capo dello Stato.</p>
<p>L’ascolto e la riflessione</p>
<p>Ascolterà Napolitano le diverse delegazioni che si affacceranno oggi e domani nello Studio alla Vetrata. Poi tirerà le somme e parlerà. Intanto la parola sta agli altri. Su quanto gli sarà detto il presidente, prima di decidere sull’incarico, si prenderà una necessaria pausa di riflessione. Anche se la situazione è di grande allarme, l’ombra della crisi cipriota si allunga pericolosamente, ed il Paese non fa che chiedere interventi concreti per uscire dalla crisi. Nell’agenda di oggi, dopo i presidenti di Senato e Camera, sono stati fissati altri sette incontri con i rappresentanti di diverse forze politiche, la conclusiva della giornata sarà con i parlamentari di Scelta civica, il raggruppamento di Mario Monti. Saranno ricevuti, in sequenza, i rappresentanti dei gruppi misti, della Svp, le minoranze linguistiche, il Psi e Sinistra, ecologia e libertà.</p>
<p>Domani ci sarà il debutto al Colle dei parlamentari del Movimento 5 Stelle. Alle 9,30 saranno ricevuti nello studio alla Vetrata i due capigruppo, Vito Crimi e Roberta Lombardi accompagnati da Beppe Grillo, che è, da statuto, il presidente del partito. Con l’ex comico non dovrebbe comparire al Colle Gianroberto Casaleggio, la cui presenza era stata ipotizzata da Crimi. ll guru conta parecchio ma non ha nessun ruolo ufficiale nel movimento grillino dato che l’ex comico risulta essere presidente e come vice compare suo nipote Enrico, figlio di Andrea, fratello maggiore di Beppe, che non ha avuto nessun ruolo politico mentre segretario risulta essere il commercialista Enrico Maria Nadasi.</p>
<p>Centrodestra tutto insieme</p>
<p>Nella giornata dei leader dei maggiori partiti, alle 18 è atteso Pier Luigi Bersani con la delegazione del Pd, al Quirinale, subito dopo Grillo arriverà anche Silvio Berlusconi. L’ex premier, candidato premier nella scorsa consultazione, guiderà la delegazione composta dagli esponenti di tutta la sua coalizione. Pdl, Lega Nord e Autonomia saranno ascoltati tutti insieme. Al Cavaliere è riuscita l’operazione di fermare l’intenzione della Lega di avere con Napolitano un incontro separato dagli esponenti del Popolo della Libertà. Se n’è molto parlato, qualcuno ci aveva puntato in nome di una possibile autonomia di comportamento nei confronti di un futuro esecutivo, ma alla fine il gruppone è rimasto compatto. Tutti insieme al Colle con Berlusconi portavoce. Lo ha annunciato il segretario della Lega, Maroni, prima che venisse reso noto il calendario ufficiale.</p>
<p>L’intenzione di Napolitano di arrivare a dare l’incarico con il massimo di consapevolezza e ponderazione la si può leggere in filigrana anche nel fatto che tra l’incontro con i 5 Stelle, la Lega e con il presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi in mattinata e quello con i gruppi parlamentari del Pd ci sono più ore di quelle che per tradizione hanno caratterizzato l’intervallo tra i colloqui della mattina e quelli del pomeriggio.</p>
<p>L’incarico, al momento da presumere a Pier Luigi Bersani, potrebbe dunque arrivare venerdì mattina. Ed allora toccherà al segretario del Pd, il candidato premier del centrosinistra che ha otteneuto la maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato, cercare possibili alleanze o appoggi che consentano la nascita del suo governo.</p>
<p>Un lavoro impegnativo di cui rendere conto, in modo convincente, al presidente della Repubblica, probabilmente ad inizio settimana, dato che il Capo dello Stato domenica sarà in visita a Sant’Anna di Stazzema per commemorare con il suo omologo tedesco la strage nazista che lì si consumò. Ogni previsione sarebbe azzardata.</p>
<p>via <a href="http://www.unita.it/italia/consultazioni-grillo-al-colle-casaleggio-no-1.490069">Consultazioni al via: anche Grillo al Colle &#8211; Italia &#8211; l&#8217;Unità &#8211; notizie online lavoro, recensioni, cinema, musica</a>.</p>
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		<title>Internazionale » Oggi consultazioni al Quirinale</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=43939</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 09:35:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(TMNews) – Si aprono mercoledì alle 10 con il presidente del senato Pietro Grasso le consultazioni del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, per la formazione del nuovo governo. E si...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.internazionale.it/news/italia/2013/03/20/oggi-consultazioni-al-quirinale/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/991-tn.jpg' alt='' /></a></p>
<p>(TMNews) – Si aprono mercoledì alle 10 con il presidente del senato Pietro Grasso le consultazioni del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, per la formazione del nuovo governo. E si chiuderanno il giorno dopo alle 18 con i rappresentanti del Pd.</p>
<p>Pier Luigi Bersani andrà a chiedere un incarico pieno al Quirinale, nonostante alcune voci circolate nelle ultime ore a proposito di un possibile bis del “metodo Grasso”. Lo staff del segretario nega con forza l’ipotesi che il leader Pd vada al Quirinale a proporre un nome diverso dal proprio e, a questo punto, sembra probabile che già giovedì in serata Bersani possa ricevere l’incarico dal presidente della Repubblica.</p>
<p>Incarico, però, non vuol dire nomina, come ripete il costituzionalista ed ex senatore Pd Stefano Ceccanti. La vulgata di Montecitorio assicura che il Colle non intende fare salti nel buio e chiederà a Bersani di presentare numeri certi prima della nomina vera e propria a presidente del consiglio. Numeri che al momento non si vedono, poiché il Movimento 5 stelle continua a dire no e Lega e Pdl si muovono in coppia.</p>
<p>Per questo, qualcuno nel Pd comincia sul serio a pensare di poter applicare il “metodo Grasso”, ovvero proporre per l’incarico un nome non di partito, in modo da cercare di attrarre i grillini come’è successo per il presidente del senato.</p>
<p>Bersani, in realtà, è determinato a provarci. Il segretario si farà forte dei numeri alla camera e metterà sul tavolo i suoi ‘”otto punti” di cambiamento, oltre a una squadra di governo scelta con quel metodo, ovvero quello dei presidenti delcCamere, come ha già detto. Si tratta di vedere se tutto questo basterà.</p>
<p>M5s dice che “Bersani non lo votiamo nemmeno se dovesse camminare sui ceci”, per ora dal centrodestra non arrivano segnali incoraggianti. Il leader Pd è certamente disposto a scegliere un nome per il Quirinale che sia gradito anche al Pdl e alla Lega, magari Giuliano Amato o lo stesso Pietro Grasso, ma di sicuro non voterà un esponente di centrodestra.</p>
<p>Per questo c’è chi sta pensando a cosa fare se i famosi numeri non dovessero esserci: la linea del segretario, finora, è stata netta, l’obiettivo è andare comunque in aula a verificare se la fiducia c’è o no. Una mossa che permetterebbe a Bersani di tornare a elezioni anticipate da premier, sia pure senza fiducia.</p>
<p>Questo scenario, però, contrasta con la contrarietà di Napolitano che, secondo quanto sostengono diverse fonti parlamentari, vuole che Bersani gli porti garanzie sui voti, prima di nominarlo ufficialmente. Una situazione che rischia di produrre un braccio di ferro tra il Quirinale e il leader Pd, a meno che non venga preso in considerazione un piano B.</p>
<p>Schema a cui pensano non solo tutti gli ex Margherita del Pd e anche Walter Veltroni, ma persino frange bersaniane o comunque della sinistra del partito. Lo stesso Nichi Vendola, secondo alcune voci di Sel, starebbe suggerendo a Bersani di prendere in considerazione il metodo Grasso, se si dovesse constatare che i numeri non ci sono, perché l’idea di tornare al voto non piacerebbe nemmeno al governatore della Puglia.</p>
<p>Ragionamenti che per ora Bersani ascolta senza cambiare idea, ma che sono sempre più frequenti.</p>
<p>via <a href="http://www.internazionale.it/news/italia/2013/03/20/oggi-consultazioni-al-quirinale/">Internazionale » Oggi consultazioni al Quirinale</a>.</p>
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		<title>Il Portaborse – Se Amato dice: “c’è molto da fare”, si riferisce al prelievo forzoso sui conti che si sta per fare a Cipro?</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=43930</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma guardate voi che coincidenza. Ma vi sembra possibile che proprio nel giorno in cui il Parlamento cipriota voterà per un prelievo forzoso sui conti correnti, torni a parlare un...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ilportaborse.com/2013/03/se-amato-dice-ce-molto-da-fare-si-riferisce-al-prelievo-forzoso-sui-conti-che-si-sta-per-fare-a-cipro/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/giuliano-amato.jpg' alt='' /></a></p>
<p>Ma guardate voi che coincidenza. Ma vi sembra possibile che proprio nel giorno in cui il Parlamento cipriota voterà per un prelievo forzoso sui conti correnti, torni a parlare un esponente di spicco della politica italiana che sull’argomento ha un certa dimestichezza. Erano giorni che non si leggevano sue dichiarazioni o non lo si sentiva dibattere su questo o quell’argomento. Poi stamattina, poco dopo le dieci, l’Ansa batte la notizia: “ GOVERNO. AMATO: NE SERVE UNO, C&#8217;E&#8217; MOLTO DA FARE IL PAESE NE HA BISOGNO”. Che bello. Anche uno dei candidati più “papabili” a prendere il posto di Giorgio Napolitano al Colle, si sta preoccupando per le sorti del Paese. Poi rileggo le sue parole e mi viene un dubbio. Vuoi che dietro quel “Un governo non guasterebbe, con tutte le cose che ci sono da fare&#8221;, si riferisse a quello che oggi si sta accingendo a fare Cipro e che lui stesso fece in Italia la notte tra il 9 e il 10 luglio di 21 anni fa?. Un dubbio che mi ha portato a cercare di capire che cosa sta accadendo nell’isola del Mediterraneo dove, proprio oggi pomeriggio, il Parlamento (56 deputati) e&#8217; stato convocato per esprimersi sul prelievo forzoso sui conti correnti e sui depositi nelle banche dell&#8217;isola richiesto dell&#8217;Ue in cambio di un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro. La proposta dei ministri delle Finanze dell&#8217;eurozona – che prevede un&#8217;imposta del 9,9% sui depositi di oltre 100.000 euro e del 6,75% per quelli di importo inferiore &#8211; ha provocato la rabbia dei correntisti ciprioti e degli stranieri qui residenti anche perché e la prima volta che, per salvare l&#8217;economia di un Paese, vengono toccati i risparmi dei suoi cittadini. E così, mentre ieri la gente inferocita ha praticamente svuotato gli sportelli automatici delle banche per garantirsi un minimo di contante in vista di giornate molto incerte, mi sono chiesto cosa accadrebbe oggi se la stessa cosa accadesse in Italia. E, le parole di Giuliano Amato, di certo non mi hanno fatto desistere dall’idea che in Italia potrebbe ripetersi quella scena accaduta nel lontano 1992 quando proprio lui, che all’ epoca era Presidente del Consiglio, prelevò il sei per mille da tutti i depositi bancari. L’autorizzazione arrivò tramite un decreto legge di emergenza emanato addirittura il giorno dopo: l’11 luglio.</p>
<p>Era un momento di crisi, la lira era aggredita dalla speculazione, i mercati si accanivano e bisognava fare qualcosa.</p>
<p>Quel qualcosa venne tradotto in un decreto intriso di misure tra le più disparate. Aumento dell’età pensionabile, patrimoniale sulle imprese, “minimum tax”, ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta straordinaria sugli immobili pari al 3 per mille della rendita catastale rivalutata. Il prelievo sui conti correnti, in assoluto la più impopolare tra le manovre contenute nel decreto, portò alle casse dello Stato 11.500 miliardi di lire e oggi, un po’ di soldini nelle casse dello Stato farebbero sicuramente gola al prossimo governo. Logicamente sempre a patto che “qualcuno” riesca a farlo questo governo!</p>
<p>via <a href="http://ilportaborse.com/2013/03/se-amato-dice-ce-molto-da-fare-si-riferisce-al-prelievo-forzoso-sui-conti-che-si-sta-per-fare-a-cipro/">Il Portaborse – Se Amato dice: “c’è molto da fare”, si riferisce al prelievo forzoso sui conti che si sta per fare a Cipro?</a>.</p>
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		<title>La Stampa &#8211; Conte, la pagliuzza e la trave di MARCO ANSALDO</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MARCO ANSALDO Antonio Conte non riscuote simpatia fuori dal recinto juventino, che comunque è vasto abbastanza da garantirgli una buona scorta di amici, ammesso che gli interessi averne. È un...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lastampa.it/2013/03/18/sport/calcio/il-punto/conte-la-pagliuzza-e-la-trave-aBvNs0jLXfQdlqpOYijz0N/pagina.html"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/1ITM07F05108-330x185.jpg' alt='' /></a></p>
<p>MARCO ANSALDO</p>
<p>Antonio Conte non riscuote simpatia fuori dal recinto juventino, che comunque è vasto abbastanza da garantirgli una buona scorta di amici, ammesso che gli interessi averne. È un tipo diretto. Ed è un allenatore ultrà: tutti i suoi colleghi difendono il proprio lavoro e la squadra andando oltre l’evidenza di quanto è successo nella partita, lui ci aggiunge il carico di essere davvero juventino dentro, per cui vive e rimugina il tutto da tifoso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Di Conte ammiriamo moltissimo il lavoro che ha cambiato la Juve e un po’ il calcio italiano ma spesso non ne condividiamo le posizioni in contrasto con l’uomo persino spiritoso che sa essere quando non parla di calcio. Ma la diffusa antipatia che riscuote non è una buona ragione per fare le pulci a tutto quanto dice e fa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le polemiche per il suo comportamento di Bologna suonano fuorvianti e speciose. Stupisce che ci sia caduto un uomo intelligente e di buon senso come Pioli. Alzare le braccia verso il proprio pubblico e invitarlo a festeggiare un successo sacrosanto e quasi sicuramente decisivo per lo scudetto non significa irridere gli avversari. Significa vedere che si concretizzano i frutti del proprio lavoro, e anche della propria sofferenza, e dare sfogo alla gioia. C’è chi la tiene dentro e chi la esterna. Come c’è chi controlla la rabbia e chi la esibisce istintivamente: Mondonico non ebbe una reazione di britannico fairplay quando alzò la sedia ad Amsterdam ma quel gesto dettato dal cuore rimase il simbolo di una ribellione alla sfortuna e ai torti. È che siamo diventati un Paese con mille motivi serissimi per indignarsi ma scegliamo i più frivoli e apparenti. Se il rimprovero è che Conte, con le sue braccia alzate, aizza le folle, ci spiegassero perché a Bologna come a Napoli, il pullman della Juve (ma poteva essere di altre squadre, se avessero gli stessi risultati) è stato assaltato da gente arrivata allo stadio aizzata di suo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Parliamo della pagliuzza e non ci preoccupiamo della trave. Ad esempio non ci chiediamo come sia possibile che ad ogni partita ci sia un costoso spiegamento di forze come nel finale di «Blues Brothers», con tutti i corpi dello Stato rappresentati, dai vigili urbani alla polizia penitenziaria, eppure non si riesca a tutelare il passaggio di un pullman dal lancio di pietre o di uova che potrebbero essere pietre. Visto che ormai le società sono oggettivamente responsabili soltanto di quanto accade all’interno dello stadio mentre il resto compete alle forze dell’ordine, finisce che nessuno paga: non più il club mallevato dalla responsabilità, non i tifosi che la fanno franca. E poi il problema è l’esultanza di un allenatore antipatico a molti.</p>
<p>via <a href="http://www.lastampa.it/2013/03/18/sport/calcio/il-punto/conte-la-pagliuzza-e-la-trave-aBvNs0jLXfQdlqpOYijz0N/pagina.html">La Stampa &#8211; Conte, la pagliuzza e la trave</a>.</p>
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		<title>Il piccolo principe del 18 marzo 2013 di Pierluigi Diaco &#8211; [ Il Foglio.it › Il piccolo principe ]</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 10:01:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripassi spirituali. “Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”, diceva san Francesco. Quindi, se Benedetto XVI si restituisce come un...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilfoglio.it/ilpiccoloprincipe/105"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/ilpiccoloprincipe.gif' alt='' /></a></p>
<p>Ripassi spirituali. “Fai attenzione a come pensi e a come parli, perché può trasformarsi nella profezia della tua vita”, diceva san Francesco. Quindi, se Benedetto XVI si restituisce come un atleta di Dio e Papa Francesco comincia la sua corsa da ginnasta del popolo, il Pd, da come pensa e da come parla, appare consegnarsi al paese come una gioiosa macchina di errori.</p>
<p>di Pierluigi Diaco</p>
<p>via <a href="http://www.ilfoglio.it/ilpiccoloprincipe/105">Il piccolo principe del 18 marzo 2013 &#8211; [ Il Foglio.it › Il piccolo principe ]</a>.</p>
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		<title>Intervista a Ilvo Diamanti: «Il Nordest? E&#8217; il Sud della Baviera. E non ci serve più» &#124; Mappe</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 09:51:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[DI ELEONORA VALLIN «C&#8217;è chi sospetta (accusa?) &#8211; me e Giorgio &#8211; di essere stati gli inventori di questa entità. Il Nordest. Insieme a Gian Antonio Stella, che però è,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nordesteuropa.it/stories/home_mappe/13508_il_nordest_e_il_sud_della_baviera_e_non_ci_serve_pi/#.UUbinlt5yI0"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/17193_207_ilvo_diama_82_medium.jpg' alt='' /></a></p>
<p>DI ELEONORA VALLIN</p>
<p>«C&#8217;è chi sospetta (accusa?) &#8211; me e Giorgio &#8211; di essere stati gli inventori di questa entità. Il Nordest. Insieme a Gian Antonio Stella, che però è, per così dire, arrivato dopo. E ha contribuito a riverberare il mito, ad affermarlo. Tuttavia la doppia paternità del Nordest, attribuita a me e a Lago, è inesatta. Perché il Nordest, come ideologia, come definizione sociale e politica consapevole, è una costruzione interamente sua».</p>
<p>Era il 2006 quando Ilvo Diamanti scriveva queste righe, a un anno dalla scomparsa di Lago, in appendice al volume «Il facchino del Nordest». Ed è così che descriveva il Nordest: «Un&#8217;area definita in modo unitario, in base allo specifico socio-economico e culturale». «Il Nordest &#8211; scriveva &#8211; è a Nord di Roma e del Mezzogiorno, a Est di Torino. Territorio senza capitali, senza grandi metropoli, dove il tessuto di imprese è fitto. Lontano dallo Stato, diffidente nei confronti del &#8216;pubblico&#8217;. Un territorio che coltiva i valori del lavoro, del risparmio. Una società proiettata oltre i confini».</p>
<p>Oggi, a sette anni da quello scritto, il sociologo cambia prospettiva. «Siamo oramai in un mondo a geometria variabile &#8211; afferma oggi Diamanti -. E il rischio di queste rappresentazioni, compresa quella che oggi è riassunta nello stesso concetto di Nordest, è di non funzionare più».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Perché si tratta di rappresentazioni che si riferiscono a legami locali strutturati. Il distretto, per esempio, come modello plastico del Nordest inventato da Giorgio Lago e disegnato da me per la Fondazione Agnelli negli anni &#8217;90, si fondava su rapporti e legami di reciprocità territoriale. Ma se oggi affermiamo che i distretti non funzionano più, anche la chiave di lettura territoriale diventa più debole. Questo non vuol dire necessariamente che non esista più l&#8217;importanza di questo contesto ma che questa realtà economica va vista e valutata in modo diverso».</p>
<p><strong>Come?</strong></p>
<p>«Pongo io una domanda: è utile adottare ancora la categoria Nordest? Le categorie resistono spesso alle realtà che hanno raffigurato, ma oggi come oggi non sono sicuro che &#8211; se andiamo oltre l&#8217;economia e prendiamo in considerazione la politica &#8211; le interazioni tra Veneto e le altre due aree del Nordest abbiano la stessa funzione strategica del passato. Non stiamo assistendo a una fase in cui c&#8217;è una strategia coordinata tra le tre regioni del Nordest. Non mi risulta, anzi mi pare proprio che le policy siano diverse con problemi differenti. Dall&#8217;altro lato non so oggi chi sia l&#8217;interlocutore. Maroni in Lombardia? Pensiamo al progetto del grande Nord: è funzionale? Non è troppo piccolo? Perché oggi la dimensione territoriale si è sgranata. Le strategie sono globali e sempre meno locali».</p>
<p><strong>Le imprese lo testimoniano ogni giorno.</strong></p>
<p>«Domandiamoci: quali sono i mercati delle imprese venete (e dico venete e non del Nordest)? Dove hanno i poli di produzione e che relazioni hanno tra loro? È questo il nuovo spazio con cui confrontarsi, e non solo dei mercati e delle imprese. Ma la politica non è così perché non è così in Italia. Le imprese francesi hanno sempre &#8216;dietro&#8217; le agenzie statali che le seguono. Ma gli imprenditori veneti, che sono in Cina, sono soli. Dov&#8217;è il Nordest in Cina o in Romania? Non ci sono sistemi o distretti in Romania ci sono singole imprese. Dov&#8217;è la camera di commercio veneta, vicentina o padovana in Cina o in India?</p>
<p>C&#8217;è un problema di fondo perché quel modello oggi esiste sulla base di un globo. Il territorio è troppo poco, bisogna costruire reti di relazione tra questi soggetti e il mondo. Quello che vedo totalmente deficitario è il rapporto con la politica».</p>
<p><strong>In altre parole non c&#8217;è più un contenitore locale per le imprese.</strong></p>
<p>«Il problema del Nordest, anni fa, fu che ? paradossalmente &#8211; il suo modello aveva vinto: era diventato un punto di riferimento. Così, il Nordest non aveva più motivo di lamentarsi perché i suoi soggetti politici erano andati al governo e a Roma. Insomma: non c&#8217;era più motivo di alzare la voce.  Ma nell&#8217;ultimo anno è stato diverso, la crisi ha colpito duro anche qui e i politici scelti non si sono rivelati così brillanti come si credeva. È però vero anche che il governo tecnico Monti che non aveva rappresentanza di territorio, era tutto bocconiano: non ho visto tecnici da Ca&#8217; Foscari né di Padova».</p>
<p><strong>Quindi nell&#8217;ultimo anno il Nordest è praticamente scomparso. Ma il modello è ancora attuale?</strong></p>
<p>«Le sintesi le lascio ai politici, e questa è una questione complessa che merita un lungo ragionamento. Negli anni Novanta molti hanno usato diverse definizioni, lo stesso Gian Antonio Stella ha sdoganato, pur criticandolo, il mitico Nordest. Ma allora c&#8217;erano delle evidenze: c&#8217;era la Lega che ha impresso il suo malessere in quest&#8217;area rendendo evidente il conflitto con Roma capitale. E c&#8217;erano gli imprenditori, piccoli medi e grandi, che hanno dato visibilità a un modello basato sui distretti e sui sistemi locali. E non fu un caso che siano stati proprio gli imprenditori, di due associazioni come Vicenza e Treviso, con le rispettive Camere di commercio, a mettere in piedi la Fondazione Nord Est».</p>
<p>Continua a leggere:  <a href="http://www.nordesteuropa.it/stories/home_mappe/13508_il_nordest_e_il_sud_della_baviera_e_non_ci_serve_pi/#.UUbinlt5yI0">«Il Nordest? E&#8217; il Sud della Baviera. E non ci serve più» | Mappe</a>.</p>
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		<title>Investimenti, bonus da 7,5 miliardiInvestimenti, a disposizione un bonus da almeno 7,5 miliardi &#8211; Il Sole 24 ORE. di Dino Pesole</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 17:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Dino Pesole Il varco è tracciato. Ora si tratta di definire nei dettagli con la Commissione europea il percorso. E il primo passaggio sarà l&#8217;inserimento nel prossimo Programma nazionale...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-17/investimenti-bonus-miliardi-123241.shtml?uuid=AbRzdweH"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/bruxelles-bandiera-ue-olycom-258.jpg" /></a></p>
<p>di Dino Pesole</p>
<p>Il varco è tracciato. Ora si tratta di definire nei dettagli con la Commissione europea il percorso. E il primo passaggio sarà l&#8217;inserimento nel prossimo Programma nazionale di riforma, da inviare a Bruxelles entro metà aprile, del piano diretto a liberare «investimenti pubblici produttivi» per almeno 7-7,5 miliardi l&#8217;anno e dell&#8217;annosa questione del pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese.</p>
<p>Il meccanismo, che fa leva sull&#8217;apertura (sia pure ancora solo abbozzata) emersa nel corso del vertice europeo di giovedì e venerdì scorso e sulla chiara presa di posizione di Angela Merkel («è giusto che l&#8217;Italia abbia margini per gli investimenti») punta a sfruttare i margini di flessibilità già presenti nel Patto di stabilità, e che ora i paesi con deficit strutturale vicino allo zero e comunque con deficit nominale al di sotto del 3% del Pil (dunque il nostro Paese) potrebbero far valere.</p>
<p>Dossier che il governo Monti ha cominciato a istruire. E qui subentra la non secondaria variabile politica. Nel caso in cui, per l&#8217;oggettiva impossibilità a formare in tempi brevi un nuovo governo, dovesse per questo prolungarsi l&#8217;orizzonte temporale dell&#8217;attuale Esecutivo(ancorché in carica per i soli affari correnti) sarebbe lo stesso governo Monti a inviare a Bruxelles il nuovo &#8220;Pnr&#8221; e il nuovo «Documento di economia e finanza» ed ad aprire in contemporanea la trattativa con la Commissione europea. Viceversa, il dossier passerebbe nelle mani del prossimo Esecutivo.</p>
<p>«Il vento è cambiato in Europa e per noi è il chiaro riconoscimento dei risultati ottenuti dal governo, in primo luogo sul fronte del risanamento della finanza pubblica», commenta il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, reduce dall&#8217;ennesima maratona negoziale a Bruxelles. Se la strada pare spianata, ora si tratta di stabilire con precisione le tipologie di investimenti pubblici produttivi, da valutare con l&#8217;opportuna flessibilità dal punto di vista dell&#8217;impatto sui conti pubblici.</p>
<p>Vi rientra la quota di cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali che potrebbe essere riconosciuta come «investimento produttivo». I margini &#8211; spiega Moavero &#8211; vanno individuati tra la nozione di deficit nominale e quella di deficit strutturale. Target quest&#8217;ultimo che per l&#8217;Italia già alla fine del 2013 dovrebbe avvicinarsi allo zero. È qui che sarà possibile &#8220;ritagliare&#8221; quel margine aggiuntivo di flessibilità, esplicitamente evocato nella lettera che Monti ha consegnato al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Si parte appunto da una quota pari allo 0,5-0,7% del Pil. Per quel che riguarda i fondi strutturali, poiché la nostra quota di impegno si attesta al momento attorno al 38%, si tratta di lavorare sul restante 60 per cento. Investimenti produttivi in grado di sostenere crescita e occupazione, e dunque un primo embrione di golden rule, da accompagnare a un&#8217;iniziativa legata al cofinanziamento nazionale dei nuovi fondi strutturali destinati all&#8217;occupazione giovanile.</p>
<p>Il pacchetto si completa con l&#8217;annosa questione dei crediti che le imprese e i fornitori vantano nei confronti delle amministrazioni pubbliche, che alla luce delle ultime stime ammontano ad almeno 71 miliardi. La linea del governo è che per quel che riguarda il pregresso la strada sia una sola: questa importante iniezione di liquidità va restituita al sistema produttivo in tempi rapidi. Da questo punto di vista, non dovrebbero insorgere obiezioni di sorta quanto alla contabilizzazione, poiché si tratta di oneri che comunque equivalgono a debito pubblico già nominalmente iscritto in bilancio, sul quale non scatta la tagliola del «Fiscal compact», molto più severo al contrario sul fronte del deficit. Quanto ai nuovi crediti commerciali della Pa, i termini di pagamento sono fissati in trenta giorni dalla direttiva europea recepita nel nostro ordinamento lo scorso novembre. «Si tratterebbe di un&#8217;importante boccata d&#8217;ossigeno per nostro sistema produttivo», commenta Moavero che vede finalmente all&#8217;orizzonte, dopo la stagione vissuta all&#8217;insegna del rigorismo obbligato ma a senso unico, spiragli oggettivi per politiche attive in grado di stimolare crescita e occupazione. «Lo sforzo compiuto da tutti i cittadini italiani potrà ottenere ora un riconoscimento concreto», se si vuole anche a prescindere dal governo o dalla maggioranza parlamentare che se ne assumesse il merito. «Non abbiamo chiesto più tempo nel rientro dal deficit, ma maggiori margini di azione».</p>
<p>via <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-03-17/investimenti-bonus-miliardi-123241.shtml?uuid=AbRzdweH">Investimenti, bonus da 7,5 miliardiInvestimenti, a disposizione un bonus da almeno 7,5 miliardi &#8211; Il Sole 24 ORE</a>.</p>
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		<title>Il Portaborse – E se Bersani lanciasse un premier vicino ai grillini?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 16:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[A questo punto è chiaro che il metodo Bersani funziona. Oddio, non esageriamo. Funziona è troppo. Diciamo che ha qualche chance di funzionare. L’idea di candidare Laura Boldrini alla presidenza...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://ilportaborse.com/2013/03/e-se-bersani-lanciasse-un-premier-vicino-ai-grillini/"><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/20130317-094636.jpg' alt='' /></a></p>
<p>A questo punto è chiaro che il metodo Bersani funziona. Oddio, non esageriamo. Funziona è troppo. Diciamo che ha qualche chance di funzionare. L’idea di candidare Laura Boldrini alla presidenza della Camera (sebbene abbia avuto 13 voti di meno della sua coalizione) e Piero Grasso a quella del Senato (che ha ottenuto 12 voti in più dei partiti che l’hanno lanciato) ha messo in difficoltà il Movimento 5 Stelle, confermando così che la politica non è solo gridare “vaffaculo” ma scegliere, decidere, prendere decisioni alle volte anche dolorose.</p>
<p>Grillo sta scoprendo ora l’amara sorpresa di quanto sia più complicata la politica, fatta irrimediabilmente di mediazioni e compromessi che non necessariamente sono al ribasso.</p>
<p>Ora Bersani sta valutando seriamente l’ipotesi di proseguire su questa strada o irrigidirsi. Di sicuro da ieri è tornato a dare le carte e tutti devono attendere una sua mossa. La prossima.</p>
<p>Mercoledì iniziano le consultazioni al Quirinale e il Pd deve scegliere se insistere con Bersani o con il metodo Bersani. Se proporre insomma come premier il segretario del Pd o magari lanciare in pista un altro nome tipo Boldrini o Grasso. Per esempio se decida di candidare a palazzo Chigi Stefano Rodotà con l’obiettivo di un governo che tiri dentro don Luigi Ciotti e Roberto Saviano, per esempio. O magari qualche economista vicino a Grillo, tipo Mauro Gallegati, per il dicastero di via XX settembre.</p>
<p>Oppure potrebbe proporre tutti ministri Pd di alto profilo nei posti chiave e ai grillini tutti i dicasteri senza portafoglio.</p>
<p>Sto lanciando dei nomi tanto per intenderci. Però lo schema potrebbe essere quello. Vediamo.</p>
<p>via  <a href="http://ilportaborse.com/2013/03/e-se-bersani-lanciasse-un-premier-vicino-ai-grillini/">Il Portaborse – E se Bersani lanciasse un premier vicino ai grillini?</a>.</p>
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		<title>Internazionale » Opinioni » Grossista della blogger cubana Yoani Sánchez</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Mar 2013 10:03:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; di Yoani Sánchez Caramelle, dolcetti, barrette di cocco coperte di zucchero: c’è questo e altro ancora in un piccolo bar vicino alla fermata dell’autobus. Ci sono giornate in cui si...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/2013/03/15/grossista/"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/100.jpg" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di <a class="isLastChild" style="margin: 0px; padding: 0px; vertical-align: baseline; color: #8e7f79; text-decoration: none;" href="http://www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/">Yoani Sánchez</a></p>
<p>Caramelle, dolcetti, barrette di cocco coperte di zucchero: c’è questo e altro ancora in un piccolo bar vicino alla fermata dell’autobus. Ci sono giornate in cui si vende molto e altre quasi niente. La difficoltà principale, però, non è vendere i dolci, ma comprare la materia prima per prepararli. In mancanza di un mercato all’ingrosso, per anni la proprietaria del bar ha comprato ogni ingrediente al dettaglio. E nel mercato informale ha comprato la farina, gli sciroppi e la carta per avvolgere i prodotti prima di darli ai clienti. Senza questa gestione illegale, la sua attività avrebbe chiuso da un pezzo. Ecco perché qualche giorno fa ha accolto con gioia la notizia dell’apertura di un mercato all’ingrosso per i lavoratori autonomi. Una nuova risoluzione firmata a febbraio prevede la creazione di un’azienda statale che offrirà prodotti e servizi al settore privato. A metà di quest’anno sarà possibile accedere ad alimenti, strumenti contabili e immobiliari con dei costi pensati per i lavoratori autonomi. Se tutto andrà come dice la legge, l’apertura del mercato all’ingrosso ridurrà l’importazione illegale di merci e le reti illegali di vendita. Per anni le cosiddette mulas hanno portato sull’isola vestiti e cibo soprattutto dagli Stati Uniti e dall’Ecuador. Il contrabbando ha sostenuto bar, ristoranti e attività private. Il governo vuole rimettere le mani su questi flussi di denaro. Ma la misura arriva in ritardo, e l’economia sommersa è diventata così forte che sarà difficile contrastarla.</p>
<p>Traduzione di Francesca Rossetti Internazionale, numero 991, 15 marzo 2013</p>
<p>via <a href="http://www.internazionale.it/opinioni/yoani-sanchez/2013/03/15/grossista/">Internazionale » Opinioni » Grossista</a>.</p>
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		<title>SIRACUSA – I &#8220;SALVATORI&#8221; ARETUSEI: GIANNI, GENNUSO, VINCIULLO E ALTRI PER BATTERE L’EFFETTO GRILLO. di Gregorio Valvo &#124; Quotidiano LaNota7.it</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 08:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gregorio Valvo Siracusa, 15 marzo 2013 – I “salvatori” di Siracusa  potrebbero venir fuori in questi giorni, se riusciranno a stringersi a… coorte.  Stanno discutendo sul come  attuare una strategia...]]></description>
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<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lanota7.it/siracusa-i-salvatori-daretusa-gianni-gennuso-vinciullo-e-altri-per-battere-leffetto-grillo/"><img alt="" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/TRIO-dei-salvatori-copia.jpg" /></a></p>
</blockquote>
<p>Gregorio Valvo Siracusa, 15 marzo 2013 –</p>
<p>I “salvatori” di Siracusa  potrebbero venir fuori in questi giorni, se riusciranno a stringersi a… coorte.  Stanno discutendo sul come  attuare una strategia di raggruppamento in grado di superare le difficoltà della nuova politica dello sfascismo a più non posso. Hanno un nome e un cognome e alle spalle un esercito virtuale di elettori. Pippo Gianni, Pippo Gennuso, Enzo Vinciullo. I cosiddetti bene informati dicono che questi tre possiedono ancora capacità organizzative da mettere in campo a favore di un candidato sindaco capace di andare al ballottaggio contro chiunque. Vinciullo in modo particolare possiede delle ottime e riconosciute capacità organizzative nella città di Siracusa pur militando ancora nell’anemico Pdl. Il gruppo dei “salvatori” avrebbe intenzione di chiedere al deputato Enzo Vinciullo di scendere in campo, con le sue due liste civiche pronte, e provare a vincere la competizione che, secondo alcune prospettive, potrebbe essere assegnata a un tale Marco Ortisi riferimento siracusano di Beppe Grillo. E poi è risaputo che l’unico in grado di rinunciare all’Ars per il Vermexio è proprio l’ex vicesindaco di Bufardeci. I tre big starebbero, però, ancora discutendo sui particolari dell’operazione che dovrebbe essere partecipata anche da altri riferimenti elettorali per i cittadini siracusani. Addirittura non si può escludere la partecipazione del Pdl che da solo non avrebbe possibilità di successo. Anche perché è improbabile che Berlusconi possa impegnarsi a far campagna elettorale a Siracusa. Da tenere conto che la frammentazione dei partiti in tante liste è il fenomeno temuto in questa tornata elettorale per le amministrative. L’alleanza dei “salvatori di Siracusa” dovrebbe sostituire quel che fu nel 2008 la coalizione del centrodestra, però spogliandosi dai simboli di partito. Infatti, ormai non c’è più quel concentrato di centrodestra che aveva trainato tutti i candidati indicati, anche, quello di sindaco di Siracusa. Senza quel centrodestra che decideva a tavolino anche come far respirare l’elettorato siracusano, come non ricordarlo, non ci sarebbe mai stato un sindaco chiamato Visentin. I realizzatori di quel misfatto politico, infatti, non hanno più molte certezze, o credenze, a parte Dio.  Vivono confusamente la politica di nuovo tipo, quasi da terza Repubblica, che si respira per i troppi cambiamenti che si sono registrati tra il voto per le regionali e le nazionali. Avvertono il timore, che si respira in città, di un sindaco grillino al Vermexio.  Un evento possibile che molti “tradizionalisti” esorcizzano. Il centrodestra capisce di non avere più molte frecce nella faretra per far vincere un proprio candidato e si contenterebbero, come caso limite, della vittoria di un sindaco di sinistra, capace di parlare un linguaggio… conosciuto.  Per la politica convenzionale vede in un sindaco del Movimento 5 Stelle “ certamente uno sconosciuto che non capisce niente della politica e di come si amministra”. Non pensa minimamente che forse anche a Siracusa la gente comune vuole che si sciolgano i legami con quel tipo di politica della carota appesa davanti alla testa dell’asino. Ma, non abbiamo certezza che questo sia voluto dalla maggioranza dei siracusani, ecco perché i “salvatori” potrebbero avere successo.</p>
<p>via <a href="http://www.lanota7.it/siracusa-i-salvatori-daretusa-gianni-gennuso-vinciullo-e-altri-per-battere-leffetto-grillo/">SIRACUSA – I SALVATORI ARETUSEI: GIANNI, GENNUSO, VINCIULLO E ALTRI PER BATTERE L’EFFETTO GRILLO. | Quotidiano LaNota7.it</a>.</p>
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		<title>I figli di Grillo e… di Cesare Buquicchio &#124; Com.Unità.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 11:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le analisi sul voto del 24 e 25 febbraio in molti casi sono sorprendenti in modo inversamente proporzionale alla sorpresa degli stessi commentatori rispetto al risultato uscito dalle urne. Più...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/CesareBuquicchio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-43872" alt="CesareBuquicchio" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/CesareBuquicchio.jpg" width="300" height="245" /></a>Le analisi sul voto del 24 e 25 febbraio in molti casi sono sorprendenti in modo inversamente proporzionale alla sorpresa degli stessi commentatori rispetto al risultato uscito dalle urne. Più i commentatori sono stati spiazzati da Grillo, più hanno cominciato a macinare triti luoghi comuni sulle dinamiche politiche del web, sul livello alto e/o basso di molte discussioni on line, sulla contrapposizione tra partito liquido e partito ‘radicato’, sulla necessità di apparati comunicativi efficaci in luogo di programmi affidabili e/o appetibili, ecc… Discorsi che, con alcune brillanti eccezioni, appaiono riedizioni di precedenti riflessioni (LINK – <strong><a href="http://goo.gl/K1bHg" target="_blank">http://goo.gl/K1bHg</a></strong>) e/o riadattamenti di analisi buone per (quasi) tutte le stagioni.</p>
<p>Non originalissima, ma degna di nota (forse solo per le inclinazioni di chi scrive LINK –<strong><a href="http://goo.gl/WB8mY" target="_blank">http://goo.gl/WB8mY</a></strong>) è quella dello psicoanalista Massimo Recalcati centrata intorno al tema della trasmissione della eredità, del conflitto edipico padre-figlio, della idiosincrasia di molte delle figure politiche di spicco italiane (Grillo compreso) verso l’idea della serietà, della responsabilità, del passaggio di testimone collaborativo e virtuoso dalla propria generazione alla generazione successiva (LINK – <strong><a href="http://goo.gl/n00nz" target="_blank">http://goo.gl/n00nz</a></strong>).</p>
<p><strong>COME SI VESTE GRILLO</strong></p>
<p>Una lettura della politica, e soprattutto delle difficoltà della sinistra non solo italiana, attraverso le lenti di Freud e dell’Edipo da lui codificato e di quelle di Lacan e della necessaria, indispensabile, tensione tra legge e desiderio. Esercizio che riprende molto dell’apparato concettuale che, l’altro lacaniano, Slavoj Žižek, sta applicando in modo geniale e rivelatore da oltre un ventennio alla cultura e alla politica di tutto l’occidente (LINK – <strong><a href="http://goo.gl/vAUXZ" target="_blank">http://goo.gl/vAUXZ</a></strong>).</p>
<p><em>“Ma che padre è quello che si manifesta attraverso l’insulto? – scrive Recalcati a proposito di Grillo -. Si tratta di un padre che non ricalca più in alcun modo il modello edipico del Padre come simbolo della Legge. Si tratta di un padre-adolescente, di un padre-ragazzo, che parla, si esprime e si veste come fanno ì suoi figli. Si tratta di un padre che rivela sintomaticamente quella alterazione profonda della differenza generazionale che è una grande tema, anche psicopatologico, del nostro tempo. Nondimeno questo padre che si maschera con gli abiti dei figli è un padre che non vuole rinunciare ad esercitare il suo diritto assoluto di proprietà sui suoi figli. Si provi a mettere questo padre di fronte alla critica o al dissenso e si vedrà in che cosa consiste la sua pasta. Dietro ogni leader totalitario che reclamala democrazia si cela una insofferenza congenita verso il tempo lungo della mediazione che la pratica della democrazia impone”.</em></p>
<p>La stessa “sintomatologia” si poteva rintracciare in passate infatuazioni elettorali per il Berlusconi-Dorian Gray, l’eterno 35enne, ineluttabilmente giovane e in cerca di ragazze da rimorchiare. O nel goffo Monti degli wow e delle faccette su Twitter. Così goffo da far colpo, alla fine dei conti, solo su Casini, Fini e pochi altri.</p>
<p><strong>BERSANI E LA PARANOIA</strong></p>
<p>Diverso e più difficile da inquadrare in questi schemi il percorso di Bersani. Si potrebbe anche qui forzare un po’ sulla lettura lacaniana e incasellare tutto nei tre registri del reale (Bersani), dell’immaginario (Berlusconi) e del simbolico (Grillo). Non è un caso che il leader Pd abbia scelto il piano del realismo (tra gli intellettuali a lui vicini c’è il filosofo Maurizio Ferraris teorico del ‘nuovo realismo’), il ‘non raccontar favole’ (stilema decisamente discutibile per chi conosce il valore morale e culturale di raccontare favole LINK – <strong><a href="http://goo.gl/TNgTL" target="_blank">http://goo.gl/TNgTL</a></strong>) in una campagna elettorale in cui promesse e ammiccamenti all’elettorato sono elementi costitutivi, il tono basso e senza eccessi verbali, il concedersi poco al chiacchiericcio televisivo. Insomma, tutto all’apparenza corretto, tutto meditato e serio, tutto teso a marcare una discontinuità con i più deteriori tic politici… E invece?</p>
<p>Lacan risponderebbe che il reale senza elaborazione simbolica è pura paranoia, ma qui stiamo davvero mistificando. I dirigenti democratici affermano, come sempre, che sono gli italiani a non aver capito il messaggio ‘giusto’ come l’Italia ‘giusta’ che Bersani aveva in serbo per loro. E qui, di fronte a questi consueti eccessi pedagogici e tautologici andrebbe scomodata la illuminante indagine sulla “umiltà del male” firmata dal sociologo barese Franco Cassano. Chissà se prima di scegliere quello slogan e quel profilo elettorale i dirigenti democratici avevano letto le parole di colui che era pur sempre stato scelto come loro capolista in Puglia: proprio il professor Cassano.</p>
<p><em>“Nella partita contro il bene, il male parte sempre in vantaggio grazie all’antica confidenza con la fragilità dell’uomo. Chi vuole annullare quel vantaggio deve riconoscersi in quella debolezza, invece di presidiare cattedre morali sempre più inascoltate. Senza un’élite competente e coraggiosa la politica muore. Ma questa spinta morale deve sapersi confrontare con la maggioranza degli uomini, misurarsi con la loro imperfezione, deve diventare politica. Come dimostra la figura del Grande Inquisitore, il male è un lucido conoscitore degli uomini e fonda il suo regno sulla capacità di coltivarne le debolezze. E sa adattarsi ai tempi, perché ha imparato a cambiare spalla alle sue armi: una volta esaltava la sottomissione, oggi offre con successo e su tutti i canali dosi crescenti di volgarità ed esibizionismo. Se vogliono far crollare questo potere, i migliori devono smettere di specchiarsi nella loro perfezione. Da sempre i Grandi Inquisitori usano questo sentimento di superiorità per isolarli da tutti gli altri, per ridicolizzarne l’esempio e renderli innocui. Chi spera negli uomini deve inoltrarsi nella zona grigia dove abita la grande maggioranza di essi, e combattere lì, in questo territorio incerto, le strategie del male” si legge nel volume edito da Laterza.</em></p>
<p>Difficile non associare a queste immagini contrapposte la storia degli ultimi 20 anni e, in sedicesimo, la sfida dell’ultima campagna elettorale. Tra una inverosimile promessa di restituire l’Imu e una altrettanto inverosimile aspettativa di cancellare di colpo l’evasione fiscale in un Paese così malato di allergia alle tasse. Da una parte le evidenti debolezze pubbliche e private di Berlusconi e, dall’altra, la presunta e ostentata superiorità morale delle schiere di antiberslusconiani militanti da salotto. Una corsa al ribasso che in questi anni ha sacrificato ogni sfumatura e qualsiasi piacere dell’analisi e della complessità culturale e politica, ha impedito ogni dialogo e confronto tra le diverse Italie. Un retaggio i cui danni forse solo ora stiamo iniziando a percepire. E di cui, anche i successi grillini, sono figli.</p>
<p><strong>COMUNICARE O ESSERE?</strong></p>
<p>Ma al netto di slogan, manifesti ed eccessi didattici e didascalici, non è quello della comunicazione il rimprovero che si può rivolgere al Bersani degli ultimi mesi. Certo, si potrebbe ragionare (al netto della bontà dei suoi contenuti) sulla idiosincrasia del politico di Bettola verso il discorso assertivo e la sua predilezione per frasi e atteggiamenti che ruotano intorno alla negazione: “Siamo contro le diseguaglianze”, “Non vogliamo aumentare le tasse, ma chi ha di più non può tirarsi indietro”, “Un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile”, ecc… (pregevole, in proposito, l’analisi fatta anni or sono dal collettivo letterario Wu Ming LINK – <strong><a href="http://goo.gl/C8r9B" target="_blank">http://goo.gl/C8r9B</a></strong>. O, altrettanto efficace e persino più divertente, l’immagine creata dallo scrittore Paolo Nori per descrivere espressioni e atteggiamenti di Bersani: l’uomo del “non me lo lascian fare…” LINK –<strong><a href="http://goo.gl/G2cqL" target="_blank">http://goo.gl/G2cqL</a></strong>). Allo stesso modo non si può non rimproverare l’approccio troppo dimesso al discorso conclusivo della campagna elettorale fatto all’Ambra Jovinelli il 22 febbraio (tralasciamo il confronto sulla location, con la concomitante Piazza San Giovanni gremita dai Cinque Stelle…). Alla prima frase di un discorso che dovrebbe restare nella storia (se non altro personale), Bersani dice “non facciamo retorica, parliamo di sostanza” (ma non è forse il discorso conclusivo della campagna elettorale del candidato favorito a fare il premier il momento più idoneo per un po’ di retorica, rhetoriké téchne o arte del parlar bene?). Alla seconda frase del discorso che dovrebbe dare energia e motivazioni all’elettorato, smuovere gli ultimi indecisi, attrarre e convincere i delusi, Bersani, con tono sofferente, dice “ho girato per la terza volta in pochi mesi l’Italia, sono piuttosto stanco…” (il video del discorso LINK – <strong><a href="http://goo.gl/J0YV2" target="_blank">http://goo.gl/J0YV2</a></strong>).</p>
<p>Ma forse più della comunicazione, sono i limiti strategici della visione di fondo tratteggiata dal leader Pd ad aver costruito la clamorosa “non vittoria” elettorale. L’ambiguità tra una immagine di sinistra che punta tutto sul lavoro e sulle fasce deboli della popolazione e un profilo tutto teso a rassicurare i mercati e le cancellerie europee (non è un caso se la proposta del reddito di cittadinanza, storico copyright della sinistra sia apparsa sorprendentemente più credibile nella versione avanzata da Grillo). Un legame tradizionale con il ceto impiegatizio, statale e parastatale, che in questa crisi per ora è rimasto al riparo dagli smottamenti economici, reso fragile dalla continua criminalizzazione di viene considerato “benestante”. In simmetria, uno svilimento dei concetti di merito e di tensione individuale al miglioramento, che hanno demotivato chi fatica ogni giorno per far bene il proprio lavoro e per migliorare quello che ha intorno (LINK – <strong><a href="http://goo.gl/O2jHV" target="_blank">http://goo.gl/O2jHV</a></strong>).</p>
<p>Infine, è difficile, immaginare come gli elettori avrebbero potuto esercitarsi nel tenere insieme la severa critica a Monti e al “rigore” dei suoi provvedimenti economici con un gioco che puntava tutte le fiches democratiche su un buon risultato del professore per far da stampella con i suoi senatori al governo Bersani.</p>
<p><strong>E ORA?</strong></p>
<p>E ora tocca all’autocoscienza. Il Pd ha iniziato, con la riunione della direzione del 6 marzo, replicata in piccolo nell’incontro dei nuovi parlamentari dell’11 marzo, il consueto e strabondante flusso dialettico di analisi e disamine. Così ricco e variegato da contenere in sé spesso tutto e il contrario di tutto: dal dovevamo essere più a sinistra al dovevamo fare l’alleanza con Monti prima e non dopo le elezioni (strategia quest’ultima che viene già sposata con – forse prematuro – entusiasmo se si dovrà andare a votare nei prossimi mesi).</p>
<p>Una settimana dopo le elezioni anche al Teatro Valle Occupato si è svolta una “seduta” di analisi elettorale. Per l’occasione Christian Raimo e gli altri organizzatori l’avevano battezzata “Tribuna Politica”. Elemento interessante di questo nuovo disordinato e spesso contraddittorio flusso di parole, è stato il manifestarsi in una delle enclavi del pensiero critico e di sinistra (rispetto al Pd) di numerose dichiarazioni di voto al Movimento Cinque Stelle. “Ho votato Sel alla Camera e M5S al Senato. Per la prima volta in vita mia posso dire di aver vinto, abbiamo fermato l’armata neoliberista Pd-Monti” diceva un intellò cinquantenne in risposta ad un ragazzo che aveva appena rintracciato nel lessico grillesco pericolosi segni del populismo secondo Laclau. “I Cinque Stelle sono sempre stati al nostro fianco contro la Tav e per i referendum sull’acqua pubblica, per me era il voto più coerente” diceva invece uno degli okkupanti del teatro. Tra loro anche un organico al Movimento Cinque Stelle, capace per un attimo di spostare il punto di vista della discussione da Grillo Beppe, di cui pur riconosceva le ambiguità, alla realtà di un movimento che da anni aggrega migliaia di persone e ne incanala sforzi e attività, dalle raccolte firme al “presidio” in piccoli e grandi consigli comunali per “osservare” il lavoro dei politici.</p>
<p><strong>È SEMPRE UNA QUESTIONE DI PADRI E DI FIGLI</strong></p>
<p>A mio avviso sta tutta qui, nella distanza e nel contrasto tra il dire (di Grillo) e il fare (dei Cinque Stelle) l’unica reale speranza per uno sbocco sensato e “adulto” dello stallo italiano. Ma guardando anche alla soffocante immanenza di Berlusconi su ogni evoluzione della destra italiana e al solo abbozzato confronto nella sinistra tra un passato mitico e un futuro che non sia solo svendita di sé stessi ai tempi che corrono, resta di fronte a noi l’ennesima riedizione della quanto mai possibile lotta tra il padre (padrone) mai affrancatosi dalla sua adolescenza e i suoi figli consapevoli del peso della responsabilità che in ogni caso (anche solo anagraficamente) finirà per gravare sulle loro spalle.</p>
<p>via <a href="http://locomotivadigitale.com.unita.it/politica/2013/03/13/i-figli-di-grillo-e-bersani-voto-elezioni-papa-straniero-renzi/">I figli di Grillo e… di Cesare Buquicchio | Com.Unità</a>.</p>
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		<title>L&#8217;associazione “Genio Archimedeo” organizza il 14 Marzo il PI Greco Day a Siracusa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 14:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siracusa, 11 marzo ’13 – Un PI Greco Day  speciale e con dedica. È quello presentato questa mattina, a Villa Reimann, dall’Associazione socio-culturale “Genio Archimedeo” presieduta da Cettina Pipitone Voza. Giovedì prossimo,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/280_0_2790972_76194.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-43867" alt="280_0_2790972_76194" src="http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/280_0_2790972_76194.jpg" width="280" height="373" /></a>Siracusa, 11 marzo ’13</strong> – Un <b><i>PI Greco Day</i></b>  speciale e con dedica. È quello presentato questa mattina, a Villa Reimann, dall’Associazione socio-culturale “Genio Archimedeo” presieduta da Cettina Pipitone Voza.</p>
<p>Giovedì prossimo, 14 marzo, come avviene in tutto il mondo, anche Siracusa celebrerà Archimede attraverso il 3.14 ovvero il PI Greco.</p>
<p>“Lo dedicheremo, innanzitutto, a Città della Scienza di Napoli – ha esordito la presidente Voza – Vogliamo confermare la nostra solidarietà e vicinanza ad una struttura patrimonio della cultura e della scienza nazionale.”</p>
<p>L’edizione 2013 del PI Greco Day è stata realizzata con la collaborazione dell’Autorità Portuale di Augusta, Confindustria Siracusa e Confesercenti Siracusa.</p>
<p>“La <i>Strada di PI</i> – ha aggiunto la presidente, mediando il titolo del celebre e recente film – ricorderà il PI Greco con dei totem che riportano la celebre frase di Archimede, <i>“datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo”</i>, trasposta in cinese dall’artista Li Tian-Bing. Abbiamo voluto, così, gettare un ponte ideale tra queste due culture millenarie, ipotizzando anche degli scambi culturali tra le scuole.”</p>
<p>I totem, grazie proprio all’apporto di Confesercenti, verranno esposti nelle vetrine dei negozi di corso Matteotti e di altre vie della città. Alle 11, nella sala conferenze dell’Arkimedeion di piazza Archimede, una conversazione sulle mura dionigiane e le possibili attinenze con la Grande Muraglia cinese.</p>
<p>“Vogliamo farlo attraverso gli studi effettuati fino ad oggi – ha aggiunto Cettina Voza – e insieme a Giacinto Taibi, facoltà di Architettura dell’università di Catania, e Giancarlo Germanà, archeologo professore di Storia dell&#8217;Arte presso l&#8217;Accademia delle Belle Arti di Catania, proveremo a raccontare queste due imponenti opere difensive.”</p>
<p>Grande attenzione, anche, per il mondo della scuola. Lo stesso istituto comprensivo “Paolo Orsi”, rappresentato questa mattina dal dirigente Giambattista Totis, ha confermato la vicinanza al progetto e le attività che si spenderanno nel nome di Archimede.</p>
<p>Sara Frascarelli, in rappresentanza dell’Arkimedion, ha rinnovato lo spirito della struttura di Ortigia che intende diventare uno dei luoghi simbolo per la città.</p>
<p>Li Tian-Bing, 39 anni, ha cominciato a dipingere nei primi anni 2000. Da alcuni anni ha aperto un atelier a Parigi e le sue opere sono già arrivate in numerose, ed importanti, collezioni private e non solo.</p>
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		<title>La Stampa &#8211; “Solo inutili stage e lavori in nero Ecco perché ci siamo arresi”</title>
		<link>http://imboscati.com/blog/?p=43859</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2013 09:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>l'imboscato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L’odissea di Vittoria e Nicola: nessuno ascolta più i giovani NICCOLÒ ZANCAN TORINO Stanno seduti su due piloni gialli spartitraffico, davanti all’ingresso di un grande centro commerciale. Vicini. In silenzio....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.lastampa.it/2013/03/12/economia/solo-inutili-stage-e-lavori-in-nero-ecco-perche-ci-siamo-arresi-ySvgqn1hATE2t6acSY7GXP/pagina.html?wtrk=cpc.social.Twitter&amp;utm_source=Twitter&amp;utm_medium=&amp;utm_campaign="><img src='http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2013/03/4SOSMET24892-330x185.jpg' alt='' /></a></p>
<p>L’odissea di Vittoria e Nicola: nessuno ascolta più i giovani</p>
<p>NICCOLÒ ZANCAN</p>
<p>TORINO</p>
<p>Stanno seduti su due piloni gialli spartitraffico, davanti all’ingresso di un grande centro commerciale. Vicini. In silenzio. Non sembrano arrabbiati. Nulla li accende. Se proprio si tratta di esprimere un desiderio per il futuro, qualcosa di futile e grandioso, lui dice: «Un’Alfa Giulietta e un viaggio a Miami». Lei ci pensa tre minuti buoni: «Anche io vorrei un’auto &#8211; racconta &#8211; ma non ho desideri speciali. Non mi piace illudermi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vorrei solo un posto da segretaria. Ottocento euro al mese. Magari il sabato sera andare a mangiare la pizza». Per le statistiche dell’Istat, Vittoria e Nicola sono due giovani «Neet» (Not in Education, Employment or Training). Come il 22,7% dei ragazzi e delle ragazze fra i 15 e i 29 anni. Non studiano e non lavorano, impantanati dentro a una palude di sfiducia. A guardarli sotto la luce nera di un temporale, sembrano soprattutto due giovani italiani a cui qualcuno ha cavato la speranza dagli occhi.</p>
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<p>Rispondono a monosillabi. Gentili, educati. Sono in guerra e lo sanno, ma la combattono da questa strana trincea a bassa intensità emotiva. «Non posso permettermi di esternare troppo &#8211; dice lei &#8211; mio padre è in cassa integrazione da tre anni. È molto giù, non parla, il che è anche peggio». Unico regalo ricevuto a Natale: 50 euro dalla nonna. Vittoria La Braca, 20 anni, ha studiato contabilità in un istituto tecnico. Ha un solo lavoro da mettere in curriculum: «Tre mesi di stage in un studio legale, organizzati dalla mia scuola». Si alza alle 8 del mattino, accompagna il fratello Simone in classe, va al mercato, cucina con la mamma casalinga e aspetta il pomeriggio. Abita in zona Lingotto, periferia sud. «Con Nicola ci vediamo in un centro commerciale oppure in centro città». Stanno insieme, sono fidanzati. Anche se lo dicono con un’indecifrabile timidezza, che sembra connessa al senso del poi. Loro al momento non hanno un futuro contemplabile. In compenso hanno capelli ben curati, tagliati da amici. Vestiti normali alla moda. In tasca, telefonini comprati scontatissimi su Ebay. Hanno questa storia che li tiene insieme nell’incertezza. Ma nessun piano, se non aspettare: «È colpa del sistema. Nessuno ci ascolta».</p>
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<p>Nicola Pillo, 23 anni, ha sempre voluto diventare un informatico. È appassionato di computer da quando aveva sei anni: «Ho studiato in un istituto tecnico. Ci so fare: hardware e software. Ho mandato centinaia di curriculum, sono andato a bussare ovunque. Ma niente. Non ho ricevuto neppure una risposta. Ho trovato solo due lavori di altro genere. Un mese e mezzo di pulizie alla Fiat, l’estate di tre anni fa. Poi tre mesi di stage alla Confesercenti nel 2009». Da allora, nulla. Solo piccole cose in nero, del tipo: «Il mio computer si è beccato un virus&#8230; Puoi aiutarmi?». Nicola dice di spendere 40 euro alla settimana. «Sigarette più birra media il sabato sera. Ma ai miei non chiedo niente». La sua famiglia è originaria di Foggia. Lui è il più grande di tre figli. Stanno tutti sulle spalle del padre, un poliziotto in pensione. «Papà mi sprona. Dice di provare ancora. Ma io ho un po’ smesso di sperare, lo ammetto. La situazione è troppo deprimente. Certe volte penso che andrò a cercare fortuna in Germania, anche se i miei genitori non sono molto d’accordo».</p>
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<p>Nicola votava Berlusconi, ma ha scelto Grillo: «Spero che si occupi di lavoro». Vittoria, invece, è andata a votare per la prima volta in vita sua: «Monti. Perché ci ha salvato dal tracollo. Ma ormai non mi interessano più le chiacchiere. L’unica domanda che conta a questo punto é: quanto tempo ancora ci vuole per uscire da questa situazione?». Si difendono dalla crisi come da un temporale. Magari lungo e cattivo. Ma qualcosa di esterno. «Però sappiamo bene che non possiamo andare avanti così in eterno». Se questa notte trovassero 5 mila euro sotto il cuscino, Nicola li metterebbe in banca. Vittoria invece ne darebbe la metà al padre cassaintegrato: «E poi mi aprirei un conto». Eccoli, due «Neet» sotto al diluvio. Non hanno anatemi da lanciare. Neppure cercano consigli. «Un giorno mi piacerebbe avere una famiglia», dice lui. Vittoria lo guarda: «Prima di tutto io voglio un lavoro. Essere autonoma. È da quando ho sei anni che sogno di diventare una segretaria».</p>
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<p>via <a href="http://www.lastampa.it/2013/03/12/economia/solo-inutili-stage-e-lavori-in-nero-ecco-perche-ci-siamo-arresi-ySvgqn1hATE2t6acSY7GXP/pagina.html?wtrk=cpc.social.Twitter&amp;utm_source=Twitter&amp;utm_medium=&amp;utm_campaign=">La Stampa &#8211; “Solo inutili stage e lavori in nero Ecco perché ci siamo arresi”</a>.</p>
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